La Vespa Velutina, conosciuta anche con il nome di calabrone asiatico o calabrone dalle zampe gialle, è uno degli insetti che sta destando più allarme nel nostro continente. L’ultimo ritrovamento è stato ad Amburgo, il più a nord di quelli registrati nel nostro continente. Questo avvistamento non va sottovalutato perché potrebbe significare che il calabrone si sta diffondendo più velocemente di quanto previsto e in aree climatiche meno favorevoli.

Ma perché la vespa velutina è così temuta e così pericolosa per l’apicoltura?

Un predatore che arriva dall’Oriente

È necessario innanzitutto ricordare che la vespa velutina non è originaria del nostro continente. È infatti definita “specie aliena”e la sua comparsa in Europa non è passata inosservata. Questo calabrone asiatico, come suggerisce il nome, proviene dall’Asia sud-orientale, in particolare da India, Indocina, Giava e Cina. In Europa è stata avvistata per la prima volta nel 2004 in Francia, nei pressi di Bordeaux. Sembra infatti che sia stata introdotta con un carico di piante ornamentali provenienti dalla Cina. Da lì, si è diffusa rapidamente nel resto della Francia, sconfinando in Spagna, Portogallo, Belgio e, nel 2012, anche in Italia. Nel nostro paese, risulta presente in Liguria e nel cuneese, con qualche ritrovamento anche nelle zona di Rovigo.

Quello che spaventa maggiormente di questo insetto è la sua pericolosità non solo per l’uomo, ma anche per le api. Esse, infatti, rappresentano i 2/3 della sua dieta e gli effetti dell’introduzione di questo calabrone nei nostri paesi ha gravissime ripercussioni anche sull’intero ecosistema. Per questo motivo sono nati dei veri e propri programmi di monitoraggio al fine di evitare ulteriormente la sua diffusione.

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Come si riconosce la vespa velutina?

vespa velutina

Essenziale per una corretta sorveglianza è saper riconoscere la vespa velutina, senza confonderla con la sua “parente” europea, ovvero la vespa crabro, il nostro calabrone. La specie di velutina introdotta in Europa è chiamata nigrothorax e questo nome dà già indicazioni preziose circa i suoi tratti caratteristici.

Il corpo è infatti di colore scuro e l’addome presenta una banda sottile gialla nei pressi dell’attaccatura del torace. Il quarto tergite, invece, è completamente giallo con all’interno un triangolino nero. La parte finale dell’addome, invece, è di colore bruno-rossastro.

Il capo, invece, è giallo-rossastro nella parte frontale, e bruno nella parte superiore. Se si osserva il calabrone dell’altro, infatti, sembra avere il capo completamente nero. Le antenne sono anch’esse nere, per poi virare a un colore più bruno nella parte inferiore.

Un altro tratto caratteristico importante per identificare questa vespa sono le zampe, che nella parte finale sono gialle.

Gli aspetti fondamentali che le distinguono dai calabroni europei, quindi, sono i disegni addominali differenti, la colorazione differente dei tarsi e la colorazione differente del capo. A ciò si aggiungono anche dimensioni diverse. La vespa velutina ha dimensioni che vanno dai 19 ai 29mm, mentre la vespa crabro è molto più grossa, raggiungendo in alcuni casi i 50mm.

Il ciclo biologico del calabrone asiatico

Conoscere il ciclo biologico di questi insetti è estremamente importante per capire come operare per contenere i danni che potrebbero creare in apiario (e non solo).

Creazione della nuova colonia

Nel mese di febbraio, le regine fecondate svernanti cercano un luogo per insediare la loro nuova colonia. Trovato il posto adatto, costruiscono il cosiddetto nido primario, composto da cellulosa impastata con la loro saliva. Già qui possiamo notare differenze rispetto al nido del calabrone: quello della vespa velutina è più piccolo, delle dimensione di un’arancia, con un foro di ingresso molto ristretto. Le celle non sono visibili dall’esterno. Lì la regina provvede alla deposizione delle prime uova, da cui nasceranno le prime operaie che permetteranno la crescita ed espansione della colonia.

Il nido secondario

nido vespa velutina

Con la crescita della famiglia, diventa necessario cambiare nido. A questo punto le operaie, sterili, si occuperanno di costruire un nido secondario. Questi nidi si trovano generalmente sugli alberi, a circa 10 metri di altezza, ma è anche possibile trovarli su edifici e raramente su siepi. La forma sferica piriforme presenta una piccola apertura laterale che permette l’entrare e l’uscita delle vespe. Nelle fasi di maggiore espansione, i membri della colonia possono raggiungere addirittura i 12.000 esemplari.

Il periodo della caccia

Nel periodo che va da luglio a ottobre, le vespe velutine si dedicano alla “caccia”. Gli adulti ricavano per sé gli zuccheri raccolti da piante e frutti, ma per permettere il corretto sviluppo delle larve, queste devono essere nutrite con proteine.

Per procacciarsi questa preziosa fonte di nutrimento, i calabroni asiatici si appostano davanti all’entrata degli alveari, dove attendono il ritorno delle api bottinatrici. Le api, infatti, rappresentano quasi i 2/3 della dieta di questi calabroni, essendo i loro muscoli molto ricchi di proteine. Nelle zone particolarmente infestate, si possono anche vedere una decina di questi calabroni aggirarsi davanti all’entrata di un singolo alveare.

Il problema, però, non è legato solo all’uccisione delle api. L’alveare viene letteralmente preso d’assedio e le api si rifugiano nell’alveare, smettendo di procacciare il cibo necessario per la sopravvivenza della famiglia. Questa situazione può portare al collasso dell’alveare stesso. È stato stimato che questi calabroni possono portare alla perdita anche del 50% delle colonie. In Liguria, hanno osservato che 3-5 api velutine possono arrivare a catturare un’ape ogni 10 secondi, per un totale di 6 api al minuto.

Svernamento

Il ciclo vitale della vespa velutina si chiude attorno al mese di novembre, quando muoiono le operaie e le nuove regine feconde cercano un rifugio sicuro in cui passare l’inverno.

La lotta contra la vespa velutina

vespa velutina

La necessità di combattere questi calabroni asiatici è chiara, soprattutto ricordandosi che le nostre api mellifere non hanno sviluppato alcun meccanismo di difesa nei loro confronti. Nel sud-est asiatico, invece, le api autoctone si ammassano sull’intruso, che viene letteralmente surriscaldato e fatto morire per shock termico.

La lotta contro questo insetto si concentra principalmente contro le regine, che sono i target più facili. Nello specifico, le azioni più importanti possono essere intraprese nel periodo autunnale, quando nascono le future regine, oppure in primavera, quando le regine feconde fondano le loro nuove colonie.

Una modalità per monitorare la presenza dell’insetto nei pressi dell’alveare è quella di costruire le classiche trappole composte da una bottiglia di plastica al cui interno vengono versate sostanze zuccherine e birra chiara. Questo permette di catturare qualche esemplare e di individuarne così la presenza. A quel punto, bisogna procedere con la ricerca del nido e la sua distruzione prima che diventi troppo grande e sviluppato. Il periodo di maggior efficacia di queste trappole è a inizio primavera oppure a fine estate/inizio autunno.

Lotta biologica?

La comunità scientifica, invece, si sta concentrando sulla possibilità di mettere in atto tecniche di lotta biologica, sostanzialmente introducendo parassiti o patogeni della vespa velutina, che vadano in qualche modo a contrastarne lo sviluppo. Questa strada, tuttavia, è molto delicata perché l’introduzione di altre specie allogene potrebbe causare enormi problemi alle specie autoctone.

Importanza del monitoraggio e contenimento

calabrone asiatico

Attualmente, è attiva in tutta Italia una rete di segnalazione della presenza della vespa velutina. L’importanza del monitoraggio e del contenimento della presenza di questo calabrone è essenziale per evitare una sua diffusione a macchia d’olio su tutto il territorio.

Come tenere sempre sotto controllo i proprio alveari

È importante, tuttavia, tenere monitorati anche i propri alveari. Un corretto controllo dello stato di salute e dello sviluppo delle proprie colonie è fondamentale per garantirne la sopravvivenza e i loro livelli di produzione. Utilizzando un sistema di monitoraggio da remoto si possono tenere sotto controllo anche gli apiari più lontani e difficili da raggiungere. Le bilance 3Bee permettono di raccogliere i dati sui principali parametri biologici dell’alveare: peso, temperatura interna ed esterna, suoni e umidità. Questi dati vengono poi inviati su cloud e potrai visualizzarli direttamente sul tuo smartphone e gestire al meglio la tua attività, pianificando viaggi e interventi mirati.

 

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