Gli scienziati hanno appena trovato il primo esemplare vivente di ape metà maschio e metà femmina, divisa esattamente nel mezzo!

Questa condizione, per cui un organismo è una combinazione di entrambi i sessi diviso nel mezzo, è conosciuta con il nome scientifico di ginandromorfismo.

In generale, gli animali tendono ad essere sessualmente dimorfi. Ci sono maschi, con piccoli gameti e femmine, con grandi gameti, entrambi necessari per la riproduzione sessuale.

Di tanto in tanto, però, la natura gioca degli scherzi! Come nel caso di questo esemplare di Megalopta amoenae, specie di ape notturna originaria dell’America centrale e meridionale.

Sul suo lato sinistro, infatti, l’ape è fisiologicamente maschile. Ha una mandibola piccola e delicata, un’antenna lunga e una zampa posteriore sottile e delicata con meno setole.

Il lato destro, invece, ha caratteristiche femminili. Ha un’antenna più corta, una mandibola pronunciata e dentata e una zampa posteriore spessa e pelosa.

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Il ginandromorfismo è un fenomeno già noto in natura, è stato riscontrato in almeno 140 specie di api, così come farfalle, uccelli e crostacei (ma praticamente sconosciuti nei mammiferi).

La particolarità di questo ritrovamento è che l’esemplare in questione è stato scoperto vivo! Fino ad oggi infatti, questo fenomeno era stato rilevato solo dopo che l’insetto era già morto e in un centro di ricerca.

I ricercatori guidati dall’entomologo Erin Krichilsky della Cornell University stavano infatti conducendo uno studio sui ritmi circadiani in M. amoenae, lavorando con api vive della foresta di Barro Colorado Island a Panama presso lo Smithsonian Tropical Research Institute.

È stato un colpo di fortuna, perché studiare le api ginandromorfe ancora vive potrebbe aiutarci a scoprire molto su questi affascinanti insetti.

ape ginandromorfa

(Krichilsky et al., J. Hymenopt. Res., 2020)

“Questo fenomeno [ginandromorfismo] può offrire una visione dell’evoluzione dei tratti morfologici specializzati, come la morfologia maschile delle covate di api parassitarie, la morfologia modificata delle caste di insetti sociali e nuovi metodi di riproduzione”, hanno scritto i ricercatori nel loro lavoro.

La determinazione del sesso negli Imenotteri (l’ordine di insetti che comprende api, formiche e vespe) è davvero particolare. Se un uovo viene fecondato, si ottiene una femmina, mentre un uovo non fecondato produce un maschio.

Ma, come ha scoperto una ricerca del 2018, se lo sperma di un secondo e anche di un terzo individuo entra in un ovulo già fecondato (un embrione femmina) può dividersi per produrre tessuto maschile, dando luogo a un ginandromorfo.

Alcuni studi si sono concentrati su diverse aree di comportamento nelle api ginandromorfe vive, come la nidificazione e corteggiamento.

Poiché questo team stava già studiando i ritmi circadiani (che sincronizzano il comportamento di una specie e le interazioni con l’ambiente esterno) hanno deciso di vedere se e come questi ritmi differiscono nell’ individuo ginandromorfo ritrovato vivo.

Hanno seguito e studiato l’ape per quattro giorni e hanno scoperto che tende a svegliarsi un po’ prima delle api sia maschili che femminili. Tuttavia, i suoi periodi di attività a più alta intensità assomigliavano più da vicino al comportamento femminile.

Questo potrebbe indicare che i cervelli delle api ginandromorfe hanno una segnalazione mista sesso-specifica e non sono in grado di integrare le due cose. Oppure potrebbe essere che l’ape sia solo un po’ individuale, ginandromorfismo a parte.

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Questo risultato non è molto, ma fornisce un primo punto di partenza e di riferimento da cui partire qualora si riescano a trovare altre api ginandromorfe viventi e possono essere studiate.

Come scritto dai ricercatori nel proprio lavoro, va considerato che lo studio è stato effettuato solo su un singolo campione.

“Sono necessari ulteriori studi per capire meglio se c’è una differenza nel ritmo circadiano basato sul sesso in questa specie e per distinguere da cosa risulta il modello di attività deviante del gynandromorfo”.

La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Hymenoptera Research.

Fonte: Science Alert

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