I principali trattamenti tampone anti Varroa da eseguire in estate

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I principali trattamenti tampone anti Varroa da eseguire in estate

Una delle piaghe che affliggono maggiormente l’apicoltura è sicuramente conosciuta sotto il nome di Varroa Destructor. Questo acaro parassita si nutre dell’emolinfa delle api, infestandole fin da quando sono ancora in fase di sviluppo nella cella opercolata fino ad accompagnarle durante tutta la vita. La varroa porta a problematiche di varia natura che sfociano nel generale indebolimento della famiglia e, se l’infestazione non viene controllata, nel suo collasso finale. Sebbene inizialmente fosse un parassita limitato all’area asiatica e all’Apis cerana, ormai si è diffuso ovunque, risparmiando solo l’Australia e pochi altri territori, attaccando anche l’Apis mellifera.

varroaPer questo motivo, eseguire i trattamenti adeguati per ridurre l’infestazioni di Varroa è fondamentale non solo per garantire la sopravvivenza della propria colonia, ma anche per evitare fenomeni di reinfestazione delle famiglie di apicoltori limitrofi.

L’importanza della lotta alla Varroa

Ogni apicoltore, dunque, deve conoscere bene come e quando intervenire sui propri alveari per contenere i danni. I trattamenti anti Varroa si eseguono in diversi momenti dell’anno e la loro tipologia si distingue proprio in base alla stagione in cui vengono eseguiti. D’estate si eseguono i cosiddetti trattamenti tampone, che permettono di eliminare una parte della popolazione di Varroa. Questo permette di arrivare a fine autunno/inizio inverno con un livello d’infestazione accettabile per un ottimale preparazione all’invernamento delle famiglie senza perdite. In inverno, invece, si effettuano i trattamenti di pulizia, che mirano a eliminare, con varia efficacia, quasi tutta la Varroa. Questo consente alla famiglia di arrivare a primavera senza subire troppe perdite, promuovendo un suo ottimale sviluppo, in vista della stagione produttiva, la successiva primavera.

Diversi tipi di trattamenti

I trattamenti a disposizione dell’apicoltore sono diversi, ognuno da eseguire con differenti procedure e tempistiche. Possiamo distinguere quattro diverse categorie di interventi: quelli che non prevedono l’uso di alcun tipo di sostanza chimica, quelli a base di acaricidi sintetici, quelli che utilizzano oli essenziali e, infine, quelli che prevedono l’impiego di acidi organici.

Biotecniche

Per evitare di trattare l’alveare con sostanze che possano danneggiare api e miele, sono state elaborate alcune tecniche che vanno ad operare direttamente sulla covata.

Il telaino di Campero

Il metodo più famoso è quello che prevede l’utilizzo del cosiddetto telaino di Campero. Quest’ultimo è suddiviso in tre parti ed è destinato alla costruzione di celle per la covata maschile. La Varroa, infatti, si concentra maggiormente nelle celle maschili dei fuchi. La tripartizione del telaio permette la rimozione ciclica della covata infetta. Questa procedura può essere intrapresa già durante la primavera e la sua efficacia dipende dalla frequenza con cui vengono rimosse le porzioni di telaio con covata maschile. Tuttavia, da solo non è sufficiente per ottenere i risultati sperati e richiede, inoltre, molto impegno da parte dell’apicoltore in un periodo dell’anno di per sé già molto frenetico.

Asportazione totale della covata

covataAltre tecniche, come l’asportazione totale della covata, con conseguente creazione di un nuovo nucleo, e il blocco dell’ovodeposizione della regina, sono tutte procedure che preparano l’alveare a un successivo trattamento (generalmente con acido ossalico), in modo tale che la sua efficacia sia massima. Queste procedure, infatti, fanno in modo che il successivo trattamento sia fatto in totale assenza di covata opercolata, in quanto l’ossalico agisce solo sulla Varroa in fase foretica e non quando è nell’opercolo.

Blocco artificiale della covata

Il metodo del blocco artificiale della covata è uno dei più diffusi. Si procede ingabbiando la regina per un determinato periodo di tempo ( tra i 20 e i 24 giorni), impedendole così di deporre. Una volta sfarfallate tutte le api, si procede con la liberazione della regina stessa e nei giorni successivi con il trattamento con acido ossalico. Ovviamente, ci sono degli accorgimenti da tener bene in mente: questa procedura è efficace solo con famiglie in buona salute, abbastanza numerose e con livelli di infestazione non troppo estesi. È altresì consigliabile controllare la riaccettazione della regina e che, dopo la liberazione, siano a disposizione polline e nettare per sostenere la ripresa della famiglia.

L’acido ossalico

L’acido ossalico è un acido organico, consentito anche a chi pratica il biologico, ed è efficace solo sulla Varroa nella sua fase foretica. Non colpisce, dunque, gli acari presenti nelle celle opercolate. Quindi, per poterlo rendere massimamente efficace, bisogna applicarlo quando è in atto il blocco naturale della covata o dopo averla indotta con particolari tecniche, quali l’ingabbiamento della regina o l’asportazione totale della covata con relativa creazione di un nuovo nucleo.

Ci sono diverse modalità per somministrarlo: gocciolato, sublimato e nebulizzato.

Gocciolato

Per applicare il gocciolato, bisogna preparare una soluzione come indicato dal foglietto illustrativo dei vari prodotti. Tendenzialmente, si prepara una soluzione acquosa che viene poi fatta gocciolare con una siringa sulle api, nello spazio interfavo.

Sublimato

ossalico sublimatoIl sublimato si applica attraverso specifici strumenti che riscaldano l’ossalico sublimandolo (temperatura indicativa: tra i 101° e i 157°) permettendo ai vapori di penetrare all’interno dell’arnia. È buona pratica cercare di far fuoriuscire la minor quantità possibile di vapori, in modo che il trattamento abbia la sua massima efficacia. Molti consigliano l’esecuzione di questo tipo di trattamento nella stagione invernale, indicativamente a inizio novembre e tra dicembre e gennaio. Inoltre, è necessario che l’operatore indossi una maschera specifica per evitare che i vapori, dannosi per l’uomo, vengano respirati.

Nebulizzato

Il nebulizzato, invece, consiste nello spruzzare direttamente una soluzione non zuccherina di acido ossalico sopra le api, telaino dopo telaino, da una distanza di 40 cm. Bisogna evitare, tuttavia, di bagnare troppo le api in quanto un dosaggio eccessivo potrebbe incrementarne il livello di mortalità. Questo trattamento è ritenuto essere molto efficace e meglio tollerato dalle api rispetto al gocciolato. Si può eseguire in qualsiasi periodo dell’anno a patto che la temperatura sia superiore ai 10°.

Considerazioni generali

Fermo restando il fatto che per somministrare l’ossalico in maniera efficace è necessario che non ci sia covata opercolata nell’alveare, e quindi vanno applicate le procedure per il blocco artificiale della covata che possono anche essere piuttosto complesse per i meni esperti, questo metodo si rivela uno dei più economici ed efficaci, consentito anche a chi pratica il biologico e con un basso impatto ambientale. Anche gli effetti negativi in caso di sovradosaggio nei confronti delle api non sono paragonabili a quelli degli altri trattamenti e i residui all’interno dell’alveare sono praticamente inesistenti.

L’acido formico

Anche l’acido formico è un acido organico utilizzato nei trattamenti, anche estivi, contro la Varroa, ma con le dovute precauzioni. Il punto forte del formico è il fatto che i suoi vapori riescono ad attraversare gli opercoli, andando ad attaccare la Varroa laddove passa gran parte del suo ciclo di vita. La sua efficacia, tuttavia, è incostante, in quanto influenzata dal clima e dalle temperature. Per eseguire un trattamento efficace, queste ultime devono essere comprese tra i 10° e i 29,5° e non in tutte le regioni d’Italia è possibile sempre operare in questo range. Generalmente, si tratta col formico prima della fine di luglio, subito dopo la fine della produzione, e a fine estate.

Si somministra tramite delle specifiche strisce che permettono l’evaporazione dell’acido formico, diffondendosi in tutto l’alveare. Un’evaporazione troppo veloce, però, può avere effetti negativi sulla famiglia, andando a intaccare la salute delle larve e diminuendo le aspettative di vita di api e fuchi, oltre a minacciare la sopravvivenza della regina. Si vede bene quanto il fattore “temperatura” sia cruciale: temperature troppo basse non consento l’evaporazione, troppo alte ne causano una troppo veloce, rischiando di portare la colonia al collasso. Comunque, anche questo trattamento è consentito a chi pratica il biologico. C’è da prestare particolare attenzione anche alla ferramenta dell’arnia. A seguito di ripetuti trattamenti con acido formico, infatti, va incontro a rapida corrosione. Per ovviare a questo problema chi lo impiega preferisce utilizzare ferramenta in acciaio inox piuttosto che acciaio zincato.

Utilizzo di acaricidi di sintesi

L’utilizzo di sostanze acaricide sintetiche, a base di Amitraz e Tau-Fluvalinate, presenta alcuni vantaggi, ossia l’azione a lento rilascio e la loro diffusione tramite contatto. Esse, infatti, sono prodotti costituiti da strisce da inserire per un determinato periodo di tempo tra i favi, in modo tale che le api, muovendosi, trasportino la sostanza. Tuttavia, presentano anche svariati aspetti negativi. Hanno infatti un elevato livello di tossicità per le api, sia larve che esemplari adulti. Inoltre, sono state registrate alterazioni del comportamento, accorciamento delle aspettative di vita delle regine, riduzione della fertilità dei fuchi ed effetti neurotossici. A ciò, si aggiunge una progressiva farmaco-resistenza da parte della Varroa, meccanismo non ancora chiaro agli studiosi. Infine, questi sono gli unici tipi di trattamento non permessi in allevamenti di tipo biologico.

Gli oli essenziali

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By Biovet [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], from Wikimedia Commons

Un metodo molto utilizzato nel periodo estivo è quello che prevede l’utilizzo del timolo tramite evaporazione dello stesso. Si pratica durante la bella stagione perché necessita di alte temperature per consentirne l’evaporazione. Alcuni apicoltori procedono utilizzando i cristalli di timolo in soluzione alcolica, imbevendo delle spugnette o distribuendoli direttamente sui favi. Tuttavia, queste pratiche estremamente economiche hanno anche dei lati negativi, principalmente legati alle variazioni di temperatura. Con temperature molto elevate, infatti, si ha un’evaporazione più veloce, rischiando di disturbare eccessivamente le api, particolarmente infastidite dal suo forte odore.

Per questo motivo, sono stati messi in commercio prodotti specifici, che sono tuttavia molto costosi. Si presentano generalmente in tavolette e si consiglia di ripetere le operazioni in modo tale da coprire l’intero ciclo di covata. Essendo un metodo consentito anche per chi pratica il biologico, è particolarmente usato, anche se si è registrato un calo della sua efficacia negli ultimi anni e in alcuni casi si sono verificati parecchi episodi di saccheggio. Per questi motivi, risulta sempre più inefficace come unico “trattamento tampone”, mentre può essere utilmente applicato per poter ritardare un ulteriore trattamento estivo che risulti più efficace.

Alcuni consigli generali

Nonostante i differenti metodi fra cui si può scegliere per trattare i propri alveari contro la Varroa, ci sono alcuni punti in comune che è bene tener presente. In primis, è sempre necessario controllare, 4/5 giorni dopo il trattamento, il fondo anti Varroa. In questo modo, si può avere un riscontro diretto dell’efficacia del trattamento andando a vedere quanti acari sono caduti e si sono depositati sul fondo. Alcuni consigliano addirittura di applicare uno strato di vaselina sul piattino. In tal modo si impedirebbe alle formiche di portar via la Varroa caduta e inficiare così l’ispezione visiva.

Inoltre, è di fondamentale importanza procedere coi trattamenti su tutti gli alveari che costituiscono un apiario e di coordinarsi con gli altri apicoltori del luogo. In questo modo, infatti, si evita di infestarlo nuovamente a causa di famiglie non trattate che rimangono infestate. Infine, è possibile combinare le diverse tecniche, in modo tale da somministrare alcuni trattamenti con lo scopo unico di continuare la produzione contenendo l’infestazione terminando poi con il vero e proprio trattamento estivo.

E’ buona prassi, di anno in anno, evitare di utilizzare costantemente lo stesso prodotto sulle stesse famiglie per evitare la possibile insorgenza di fenomeni di farmaco-resistenza negli acari. Pertanto si raccomanda, laddove possibile, di effettuare trattamenti a rotazione con prodotti differenti.

Tieni sempre sotto controllo i tuoi alveari

sistemi di monitoraggio 3BeeTenere sempre monitorati i propri alveari è un aspetto decisivo per ogni apicoltore, non solo per controllare i livelli di produzione, ma anche per avere sempre un riscontro in tempo reale dello stato di sviluppo e di salute dell’alveare. Avere api forti e in salute significa avere famiglie produttive e in grado di superare non solo la stagione estiva, ma anche di svernare bene e crescere esponenzialmente per arrivare il prima possibile in produzione. Con i sistemi di monitoraggio 3Bee, puoi controllare comodamente dal tuo telefono o dal pc come stanno le tue api, come procede la produzione e se è necessario programmare un’ispezione o un intervento mirato. Scopri anche tu tutte le funzionalità dei nostri sistemi!

 

Fonti

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2018-06-22T17:08:29+00:00 giugno 22, 2018 |
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