Uno dei fenomeni più tristemente noti nel mondo dell’apicoltura è la cosiddetta Sindrome da spopolamento degli alveari (SSA), anche conosciuta come Colony Collapse Disorder (CCD). In che cosa consiste effettivamente e quali ne sono le cause principali?

I primi casi

Apicultore che controlla le apiPer Sindrome da spopolamento degli alveari si intende la morte brusca e improvvisa delle colonie di api. Più precisamente, si parla di SSA quando la maggior parte delle api operaie abbandona l’alveare lasciandosi alle spalle la regina e poche nutrici e abbondanti scorte di cibo. Il primo caso riportato di SSA risale all’autunno del 2006, quando fu segnalato da un apicoltore della Pennsylvania (USA) che stava facendo svernare le proprie api in Florida. Nel febbraio 2007, si verificarono numerosi altri casi a danno di molti apicoltori che praticavano nomadismo, alcuni dei quali persero anche il 50-90% dei propri alveari. Nel medesimo anno, si registrarono casi di SSA anche tra apicoltori stanziali in USA, ma anche in Canada, Portogallo, Italia, Spagna, Grecia, Germania, Polonia, Francia e Svizzera ci fu una consistente moria di api ricollegabile a questo fenomeno. Esso, inoltre, sembra interessare esclusivamente una specie di ape, ovvero l’Apis Mellifera.

Le caratteristiche della Sindrome da spopolamento degli alveari

Quello che si verificò nel 2006 risultava essere molto diverso dai precedenti casi di moria delle api e per questo suscitò così grande interesse. La Sindrome da spopolamento degli alveari ha segni rivelatori particolari che la rendono facilmente individuabile:

  • Rapida perdita della maggior parte delle api operaie
  • Presenza di una covata abbondante
  • Presenza della regina
  • Abbondanza di scorte di cibo (sia miele sia polline)
  • Le scorte non sono immediatamente rubate da altre api e l’attacco da parte di altri insetti è notevolmente ritardato
  • Notevole mancanza di api operaie morte sia al di fuori che all’interno dell’arnia

Tutti questi sono segni caratteristici. Normalmente, infatti, le api non abbandonano mai un alveare in cui c’è un’abbondante covata ancora da allevare e nutrire. Inoltre, se la regina non fosse presente, la morte della colonia sarebbe riconducibile ad altre cause.

Le possibili cause

Questo fenomeno ha ovviamente stimolato nuove ricerche per scoprire quali ne fossero le cause scatenanti. Il Dipartimento americano dell’agricoltura si è subito attivato per cercare di arginare questa situazione di crisi intraprendendo diverse strade d’indagine. Numerose sono state le cause evidenziate, tra cui:

  • contaminazione chimica della cera e del nutrimento delle api
  • avvelenamento da pesticidi (inclusi i famosi neonicotinoidi)
  • possibile mancanza di diversità genetica nelle colonie
  • infezioni dovute a patogeni o parassiti, come l’acaro Varroa Destructor, il Nosema ceranae e il Nosema Apis.

Inoltre, anche nuove o emergenti malattie sono state indicate come possibile motivo della SSA, tra cui il virus della Paralisi acuta israeliana. Sono stati chiamati in causa anche vari fattori di stress come varie pratiche di gestione degli alveari, tra cui si annoverano lo spostamento delle colonie per i servizi di impollinazione (in USA), i cambiamenti dell’habitat dove le api bottinano e un nutrimento scarso o inadeguato. Tutto ciò contribuisce all’indebolimento del sistema immunitario delle api e a una più facile insorgenza di malattie.

Un fenomeno in calo, ma che continua a preoccupare

Api all'entrata dell'arniaIl fenomeno dello spopolamento degli alveari, fortunatamente, si è ridotto notevolmente nel corso degli ultimi anni, sebbene non sia ancora del tutto scomparso. Secondo i dati raccolti, il numero di alveari persi durante l’inverno si è mantenuto nella media del 28,7% dal 2006-2007, mentre questa percentuale è scesa al 23,1% dal 2014-2015. Nonostante le morti invernali siano comunque molte elevate, quelle attribuibili alla SSA sono passate dal 60% del 2008 al 31,1% del 2013, mentre già dal 2015 non viene più menzionata come il primo fattore causante la moria invernale degli sciami. I dati sono incoraggianti, anche se la Sindrome da spopolamento non è ancora un fenomeno da considerarsi archiviato.

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Fonti:

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