Come scegliere l’arnia giusta per la propria attività?

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Come scegliere l’arnia giusta per la propria attività?

L’apicoltura che si pratica oggigiorno è definita, comunemente, razionale. Ma perché prende questo nome? Sostanzialmente perché vengono utilizzate le cosiddette arnie razionali, ovvero le arnie a favo mobile che permettono l’allevamento, le ispezioni e la raccolta di miele senza distruggere il nido e i favi costruiti dalle api.

arnia a favi mobiliL’invenzione di questo tipo di arnia è stata una vera e propria rivoluzione per l’apicoltura. Essa risale alla metà del 1800, quando in America è stata creata l’arnia Langstroth, che deve il nome al suo inventore. Contemporaneamente, in Germania Berlepsch ideò un’arnia simile che oggi viene conosciuta come arnia tedesca.

La differenza tra l’arnia americana e l’arnia tedesca risiede nel modo in cui vengono estratti i favi: dall’alto per la prima, dal retro per la seconda. Al giorno d’oggi, le più diffuse sono quelle di tipo americano, che hanno tutte delle componenti comuni: un fondo, un nido, melari, un coprifavo e un tetto.

Lorenzo Langstroth e lo “spazio d’ape”

L’arnia Langstroth è stata la prima arnia razionale a essere prodotta grazie al lavoro del reverendo Lorenzo Langstroth, nativo di Filadelfia. Egli notò che le api avevano uno spazio compreso tra i 9 e i 7 mm in cui potevano muoversi liberamente. In particolare, gli spazi interni al nido inferiori ai 7mm di grandezza venivano tutti riempiti con propoli, mentre in quelli superiori ai 9mm le api costruivano ponti di cera.

Questo spazio venne ribattezzato successivamente “lo spazio d’ape“. Langstroth applicò queste osservazioni per la creazione dell’arnia che a lui deve il suo nome. Egli pensò di inserire dei telai rimovibili all’interno dell’arnia, facendo in modo che tra favo e favo, una volta costruiti, ci fosse uno spazio di 8mm, tale da permettere i movimenti delle api e la non occlusione di tale spazio. L’introduzione di questa novità agevolò di molto il lavoro dell’apicoltore. Il modello Langstroth è molto diffuso in America, mentre in Europa esso è stato più volte modificato. In particolare, l’arnia più diffusa nel vecchio continente è la Dadant-Blatt, che prende il nome da coloro che attuarono le modifiche più significative al modello originale. Dalla Dadant-Blatt deriva l’arnia ad oggi più diffusa in Italia, ovvero la Italica-Carlini.

Scegliere l’arnia: una decisione importante

La scelta dell’arnia è sicuramente una delle più importanti decisione che può prendere l’apicoltore. In base alle sue esigenze, al suo tipo di attività, a cosa vuole produrre e alla zona in cui si trova, dovrà preferire un modello rispetto ad un altro.

Arnia a sviluppo verticale od orizzontale?

arnia a sviluppo verticaleUna prima scelta che deve essere fatta è tra un’arnia a sviluppo verticale e una a sviluppo orizzontale. Langstroth, Dadant-Blatt e Warré rientrano nel primo gruppo, mentre la Top-Bar nel secondo. La differenza che intercorre tra i due è il modo in cui “cresce” l’arnia. In quelle a sviluppo verticale, i melari vengono aggiunti sopra al nido, mentre in quelle a sviluppo orizzontale si aggiungono supporti per la creazione di favi accanto a quelli di covata.

Sebbene la Top-Bar venga ancora oggi assimilata a un tipo di apicoltura più “sostenibile” e rispondente alle necessità delle api, le arnie a sviluppo verticale sono molto più pratiche e utili per coloro i quali fanno dell’apicoltura una vera e propria professione. Le arnie a sviluppo verticale sono più facilmente gestibili e consentono una chiara divisione tra nido e melari da produzione, cosa che invece non è possibile con la Top-Bar. Inoltre, anche le procedure di smielatura sono molto più semplici con i favi da arnia verticale.

Modularità

Un’altra importante considerazione da fare riguarda il concetto di modularità. Più arnie si decide di possedere, più avere materiale uniforme che può essere scambiato e utilizzato per diversi scopi può essere un vero vantaggio. La possibilità di aggiungere verticalmente melari uno uguale all’altro rappresenta un esempio di modularità, così come l’interscambiabilità dei pezzi, i nidi di forma quadrata (Dadant-Blatt e Langstroth a 12 favi) e, infine, caratteristica che distingue principalmente la Langstroth dalle altre arnie, l’avere nido e melari della stessa dimensione. Il massimo della versatilità si ha, quindi, con la Langstroth a 12 favi con nido e melari della medesima dimensione, mentre il livello minimo con la Top-Bar o simili arnie a sviluppo orizzontale.

Conoscere la propria zona

Guardarsi attorno a conoscere bene la zona in cui si opera è altrettanto importante. Scegliere il tipo di arnia più diffuso permette di godere di molti vantaggi, tra cui la possibilità di reperire più facilmente il materiale di cui si ha bisogno, la possibilità di interscambio con altri apicoltori e un mercato per l’eventuale vendita dei nuclei.

Nomadismo o apicoltura stanziale?

arnie da nomadismoInfine, bisogna anche valutare se si vuole praticare nomadismo o meno. Se sì, è necessario optare per arnie con nido a 10 favi, che risulteranno quindi rettangolari e più leggere, e dotate di tutti quegli accorgimenti che agevolano la pratica del nomadismo. Anche in questo caso, si può scegliere il modello che più si adatta alle proprie esigenze. L’arnia classicamente definita da nomadismo ha il portichetto nella parte anteriore, che viene chiuso con una grata metallica durante il trasporto in modo tale che la ventilazione dell’arnia sia comunque possibile. Essa, però, può risultare scomoda durante il trasporto e molti apicoltori preferiscono utilizzare arnie da apicoltura stanziale senza portichetto per facilitare il loro posizionamento su camion e simili.

Un’arnia per ogni esigenza

Vediamo ora le tipologie principali di arnie, con i loro vantaggi e svantaggi. Conoscere bene le varietà di arnie, aver ben presente che tipo di apicoltura si ha intenzione di fare e le proprie esigenze personali sono essenziali per poter fare la scelta migliore.

Arnia Langstroth

Abbiamo già parlato delle origini di quest’arnia, ora analizziamo le sue caratteristiche e vediamo in cosa si distingue rispetto alle altre.

arnie LangstrothLa Langstroth presenta un nido delle dimensioni di 46,5x38x24 cm. La disposizione dei telai è “a freddo”, ovvero essi sono posti perpendicolarmente alla parete d’entrata dell’arnia. Nido e melario hanno la stessa dimensione e ciò permette, nella fase di massima espansione della famiglia, di poter avere un nido sviluppato su due differenti moduli. Questa modularità permette anche una facile divisione della famiglia, così come l’invernamento di una sola delle due parti.

I vantaggi dell’arnia Langstroth sono svariati. Il fatto che il nido e i melari abbiano la stessa dimensione permette una maggior flessibilità nella gestione delle arnie e delle attrezzature. Le Langstroth sono facilmente trasportabili e la loro conformazione favorisce una minor produzione di fuchi a fronte di un netto vantaggio nei confronti di covata e miele, la cui produzione viene così facilitata. Anche scorte e polline sono meglio distribuiti. Infine, il processo di ventilazione è più facilitato.

Per contro, la modularità di questo tipo di arnia può essere anche uno svantaggio. I melari della stessa dimensione del nido pesano molto e gli apicoltori che utilizzano le Langstroth si devono dotare anche di macchinari per sollevare i melari, troppo pesanti per essere spostati a mano. Inoltre, la sua struttura rettangolare non è propriamente adatta alle api, che naturalmente costruiscono favi lunghi e arrotondati. Infine, può risultare difficoltoso l’invernamento nel momento in cui il nido si stabilizza a metà fra i due moduli utilizzati durante la bella stagione per l’espansione della famiglia.

Per sua conformazione, la Langstroth è più adatta a luoghi caratterizzati da clima mite e fioriture abbondanti.

Arnia Dadant-Blatt

La Dadant-Blatt nasce come modifica della Langstroth e quindi presenta molti lati in comune con quest’ultima. Rispetto alla Langstroth, possiede un’altezza maggiore (31cm al posto di 24), ma mantiene la distribuzione dei telai a freddo. La Dadant-Blatt è presente nella versione a 10 favi per il nomadismo oppure in quella a 12 favi per l’apicoltura stanziale.

Arnia Dadant-Blatt nomadismo con monitoraggio 3Bee

Per molti aspetti, è molto più pratica rispetto alla sua “antenata”. Il melario non è costruito con le stesse dimensioni del nido, ma in altezza è esattamente la metà (17cm). Il melario risulta, quindi, molto più piccolo rispetto al nido e anche rispetto a quello della Langstroth. Questo permette all’apicoltore di produrre miele anche da fioriture minori, non rischiando di essere mischiato ad altri tipi di fioriture di più grande portata. Inoltre, essendo più contenuto, contribuisce di meno alla dispersione di calore e al raffreddamento nel nido, oltre ad essere decisamente più facile da maneggiare e da spostare.

Gli svantaggi, invece, sono legati alla minore modularità rispetto alla Langstroth. Ad esempio, bisogna accertarsi che ci siano favi disponibili sia per melario sia per nido, che hanno differenti dimensioni, mentre questo problema non si presenta con la Langstroth. Inoltre, le procedure di divisione della famiglia richiedono più attenzione e fatica rispetto a quelle che si attuano con la Langstroth. Tutto sommato, quello che può spingere un apicoltore a scegliere una anziché l’altra è principalmente il tipo di attività che intende condurre e qual è la tipologia di arnia più diffusa nella sua zona.

Arnia Warré

disegno arnia WarréAnche l’arnia Warré rientra nella categoria delle arnie a sviluppo verticale. Essa è stata progettata agli inizi del ‘900 dall’abate francese Warré, da cui prende il nome. Essa è più piccola dell’arnia Langstroth e dotata di 4 moduli quadrati (30x30x21cm) anziché rettangolari. La particolarità è che le aggiunte dei diversi moduli vengono fatte dal basso e non dall’alto. Il design di questa arnia cerca di riprendere la forma di un tronco vuoto e permette alle api di costruire i loro favi lungo supporti sprovvisti di fogli cerei o, eventualmente, con una modesta colata di cera per dare il La alla costruzione del favo vero e proprio. In questo modo, si cerca di minimizzare quanto possibile gli interventi dell’apicoltore.

Un punto forte di quest’arnia è legato al controllo di umidità e temperatura, favorito da una copertura costituita da segatura e tessuto di cotone o di juta sopra cui viene posizionato il tetto dalla classica forma a spiovente. Gli svantaggi, però, non sono pochi. L’arnia può essere molto costosa se comperata, così come l’attrezzatura necessaria, e non tutte le componenti sono così disponibili come lo sono quelle di altre arnie.

Top-Bar

L’arnia Top-Bar è forse una delle più antiche arnie ancora oggi in uso. Un tipo di arnia ad essa molto simile era già diffusa in Grecia nel ‘600, ma la Top-Bar come la conosciamo oggi nasce nel 1964 per far fronte alle problematiche dell’apicoltura in Africa. A differenza di tutte le altre, si sviluppa orizzontalmente e alle api vengono fornite delle barre di legno su cui costruire il proprio favo. Quest’ultimo non è infatti rettangolare come quello delle altre arnie, ma piuttosto arrotondato lungo i bordi inferiori. La forma della Top-Bar, infatti, è tipicamente trapezoidale, in modo tale da consentire l’estrazione dei favi senza danneggiarli.

L’arnia Top-Bar è molto economica rispetto alle altre ed è facile anche costruirsela da sé. Inoltre, è molto facile da gestire e non necessita di ulteriore materiale come i melari, che non devono essere né aggiunti né conservati e immagazzinati quando non devono essere utilizzati. Infine, è il tipo di arnia che provoca meno disturbi per le api perché, così come la Warré, cerca di rispettare il loro naturale sviluppo. Se il proprio obiettivo non è la produzione massiccia di miele, è sicuramente un’ottima scelta.

Ci sono, però, anche alcune criticità. L’estrazione del miele, ad esempio, deve avvenire tramite il metodo della spremitura del favo, che ne compromette il riutilizzo. Ogni anno, quindi, le api si devono ricostruire da capo i propri favi. Inoltre, può essere complicato capire qual è la quantità giusta di miele da prelevare e quale quella da conservare nel nido, rischiando così di recare danno alla famiglia. Infine, può risultare difficile per le api mantenere una temperatura costante all’interno di una Top-Bar, soprattutto d’inverno.

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2018-05-09T14:31:54+00:00 maggio 9, 2018 |
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