Le patologie dell’alveare: la peste europea

Le patologie dell’alveare: la peste europea

Il mestiere dell’apicoltore non è per niente facile, lo ripetiamo ogni volta. Non solo è un lavoro che richiede molti sacrifici e molti sforzi, ma per poterlo fare nel migliore dei modi bisogna conoscere bene le proprie api e tutto il loro mondo. Mantenere un alveare in salute è il primo, imprescindibile passo per svolgere il proprio lavoro nella maniera più corretta ed efficiente possibile. Per fare ciò, però, bisogna conoscere quali sono le principali malattie che possono mettere a rischio la colonia. In tal modo si può cercare di prevenirle o, nel caso si verifichino, curarle senza rischiare di perdere un’intera famiglia, l’apiario e, peggio ancora, andare a intaccare l’integrità degli apiari limitrofi. Abbiamo già visto insieme la patologia conosciuta come covata calcificata e ora proseguiremo con un’altra malattia che interessa la covata, ovvero la peste europea.

Cos’è la peste europea

La peste europea è una malattia batterica, causata dal batterio Melissococcus plutonius. A esso possono associarsi anche altri batteri, il cui ruolo non è stato ancora chiarito, ma che permettono alla patologia di presentarsi in forme diverse. La peste europea è trasmessa per via orale dalle api nutrici alla larve di cui si occupano. Le nutrici, infatti, cercando di ripulire le celle contenenti le larve morte, si fanno vettore della diffusione del batterio, il quale si sviluppa nell’intestino della larva, portandola rapidamente alla morte. Questa avviene nei primi 4 giorni di vita delle larve, prima che le cellette vengano opercolate.

Quali sono i sintomi?

larve di apiI segni rivelatori di questa malattia sono piuttosto chiari e permettono di distinguerla da un’altra patologia sicuramente più grave, ovvero la peste americana. In primo luogo, la covata si presenta non omogenea, a mosaico, in quanto le api tendono a eliminare dalle celle le larve infette. In secondo luogo, la covata può emanare odori particolari, generalmente acidi o putrescenti, anche se può anche essere completamente inodore.

Tuttavia, il modo più chiaro per capire se una famiglia è infetta è guardare le larve. Queste non presentano la classica disposizione a C sul fondo della cella, ma possono essere contorte, allungate, ripiegate e possono mostrare il dorso o le estremità verso l’apertura della cella. Inoltre, hanno un colorito giallastro, che diventa brunastro una volta morta la larva, la cui massa si ammollisce senza però essere né viscosa né filante. Una volta seccata, forma una scaglia di colore scuro che può essere facilmente eliminata dalle api.

A volte, può accadere che le larve non muoiano subito, ma che proseguano il loro sviluppo. In tal caso, le celle verranno sporcate dagli escrementi delle pupe infette, permettendo al batterio di rimanere all’interno dell’alveare anche per anni. Se la pupa completa il suo sviluppo, nascerà un’ape di piccole dimensioni, facilmente eliminabile per mano delle altre operarie.

Le cause della peste europea

Anche se il batterio è la causa principale di questa malattia, non è l’unico fattore che entra in gioco. Una famiglia debole e sottoposta a vari stress tenderà a essere più soggetta al manifestarsi della malattia rispetto a famiglie forti che hanno un buona tendenza alla pulizia. Inoltre, anche l’apicoltore gioca il suo ruolo, soprattutto quando crea squilibri tra covata e api adulte. Altre cause concomitanti sono le carenze alimentari e i fattori climatico-ambientali. Questa malattia può manifestarsi tutto l’anno, anche se è più frequente nella stagione primaverile.

larve peste europea

Prevenzione

Evitare il manifestarsi di questa patologia è possibile, basta seguire alcune buone pratiche nello svolgimento del proprio lavoro. Sicuramente bisogna accertarsi di non lasciare mai le famiglie senza scorte di cibo, soprattutto di polline, e di evitare di creare squilibri interni che vadano ad alterare il rapporto numerico tra covata e api adulte. Procedere alla sostituzione di tutti i favi a rotazione ogni 2-3 anni è un’altra operazione altamente consigliata. Inoltre, provvedere a pulire tutti gli oggetti entrati in contatto con una famiglia malata è sicuramente il modo migliore per evitare di propagare i batteri in altre famiglie che potrebbero essere colpite dalla malattia.

Le cure

Che fare, tuttavia, nel caso in cui ci accorgessimo che la famiglia è malata? Se la famiglia è debole, l’unica soluzione è procedere come per i casi di peste americana: si elimina la famiglia con il fuoco e si disinfetta poi tutto il materiale, arnia compresa, entrata in contatto con essa.

Se, invece, la famiglia è sufficientemente forte e il periodo dell’anno favorevole (abbondante raccolto), si possono adottare alcune pratiche per cercare di salvarla. Sicuramente uno dei primi tentativi prevede il cambio della regina, sperando di poter risolvere così il problema.

Un’altra opzione è la cosiddetta “messa a sciame“, che prevede l’eliminazione di tutti i favi da nido contenenti covata e il travaso delle api in un’arnia non contaminata e contenente foglie cerei da costruire.

Infine, si può procedere con il blocco artificiale di covata. In questo caso, si ingabbia la regina, procedendo all’eliminazione di eventuali celle reali. Dopo una ventina di giorni si procede alla sostituzione della regina stessa con una nuova. Nel lasso di tempo in cui la regina è rimasta ingabbiata, le operaie avranno avuto modo di asportare tutte le larve morte e di costruire nuovi favi a partire dai fogli cerei inseriti. È bene tener presente che queste tecniche devono essere attuate con tempismo, in presenza di famiglie sufficientemente forti e con abbondanti raccolti per poter avere dei risultati positivi.

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