«Chi siamo noi???». «Api!!!». «Contro chi combattiamo???». «Varroa destructor!!!». «Non ho sentito bene!! Più forte!!!Contro chi combattiamo???». « Varroa destructor!!!». «Sìììì!!!Tutti insieme: Ka mate, ka mate!!! Ka ora, ka ora!!!».

Immaginatevi la scena: tutte noi api in fila, come soldati. Davanti, a incitare l’alveare e a intonare per primo la danza maori degli AllBlacks, la squadra di rugby neozelandese, mio fratello Ruggero. Ammetto che, da quando ha frequentato il corso di counselling motivazionale con tecniche transculturali, Ruggero è diventato un po’ strano, ma vi ho descritto tutto, alla lettera, per farvi capire che contro certi schifosi parassiti noi api diventiamo guerriere senza paura.

Purtroppo, la nostra vita non è solo corbezzoli e fiori.

Là fuori ci sono un sacco di nemici da combattere. Ma vi pare che un maledetto acaro dovesse scomodarsi dall’isola di Giava apposta per darci fastidio, renderci più vulnerabili alle malattie e mettere in pericolo i nostri alveari? Eppure è successo: la varroa destructor ha deciso che si era stancata delle meraviglie del Sud-Est asiatico e ha viaggiato fino all’Europa.

Da molto tempo vive anche in Italia e mette tutte quante noi api in stato di allarme rosso.

«Presto, non c’è più tempo da perdere, bisturi! Ooops, mi sono confuso, devo aver guardato troppe puntate di Doctor House, E.R e compagnia bella. Intendevo dire: presto, passami l’acido ossalico gocciolato!»: così ho sentito dire, svolazzando, da uno dei nostri apicultori mentre parlava col suo socio. Era quasi inverno e non c’era più covata.

Sono rimasta incantata a osservarli mentre facevano un perfetto trattamento di pulizia dell’alveare con questa mistura di ossalico, acqua e zucchero. Loro non vogliono usare sostanze chimiche perché poi si rischia la cosiddetta farmaco-resistenza e non funzionerebbero più, proprio come quando voi umani abusate di antibiotici.

Insomma, hanno pulito tutto bene per evitare che l’acaro tornasse, si piazzasse sul nostro corpo e poi si riproducesse nelle cellette del nostro alveare, dove cresciamo le piccole api. Il bastardo dentro, infatti, vive da parassita! Un giorno, era piena estate, la mia amica del cuore Asia ha incominciato a volare tutta storta. L’ho presa in giro, credevo che come al solito avesse esagerato col nettare di malva.

Invece, una femmina di Varroa aveva scambiato il suo tegumento per un biberon, le stava attaccata come una cozza, vi giuro! Maledetta, praticamente era nata insieme a lei, nella sua cella, e, dopo averle succhiato l’emolinfa, aspettava solo di insediarsi in una cella di covata e deporre le sue uova. Anzi, sembra che ora si interessino di più ai nostri corpi grassi (anche se di grasso, vi giuro, non abbiamo niente!)

E quelle sanguisughe di Varroa hanno sette vite come i gatti! Cioè, sette cicli riproduttivi. Ricordo ancora quando partecipai al funerale di un’intera colonia, vicina alla mia, colpita da varroasi. Era l’inizio della primavera, nell’aria c’era un tepore frizzantino. Mia madre, l’ape regina, tenne un discorso in onore delle sue amiche morte. C’era un grande silenzio, interrotto solo da singhiozzi. Poi, ascoltammo tutte insieme le note di Candle in the wind di Elton John, come durante il funerale di lady Diana.

No!!!!Vi giuro che non sto piangendo. Io sono una dura. Mi è solo entrato un petalo nell’occhio… Basta coi ricordi, io sono una combattente nata e non mollo mai. Neppure contro la Galleria mellonella o tarma della cera, una famiglia di farfalle simpatiche come gli insetticidi sui fiori.

Nemico numero uno dei favi, sono diffuse e presenti ovunque si trovino alveari, tranne che nelle zone ad altitudine elevata, perché le vigliacche soffrono il freddo. Le loro larve si nutrono dei favi, li distruggono e contribuiscono alla trasmissione di malattie infettive come la peste americana.

Le larve, appena dopo la schiusa dell’uovo, cercano immediatamente un favo con cui nutrirsi e scavano delle gallerie, crescendo sino a raddoppiare il proprio peso in dieci giorni, brutte ingorde e ciccione! Per combatterle, la soluzione migliore sarebbe mantenere i favi a una temperatura tanto bassa da impedire la schiusa delle uova, ma questo è possibile solo immagazzinandoli in un grande frigorifero che si chiama camera fredda.

Ce l’hanno solo gli apicoltori che lavorano in grande, perché costa tanto e non tutti sono così ricchi. Per fortuna, ci siamo alleate con il bacillus thurigiensis, scoperto in Europa nel 1911 e utilizzato per la difesa delle piante: da lui è stata selezionata una stirpe batterica specifica proprio per la lotta contro la galleria. Si chiama B401 e riesce a danneggiare le pareti intestinali della larva, provocandone la morte. Insomma, se sganciamo il B401… by by galleria!

 

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    Autore: Giovanna Fumarola