Nonostante il tempo ballerino, marzo è il mese in cui riprendono “ufficialmente” i lavori in apiario. È infatti adesso che le visite si fanno più frequenti e che si iniziano a prendere quegli accorgimenti necessari per affrontare nel modo migliore l’inizio delle fioriture. Ovviamente si raccoglie quello che si è seminato: se si è eseguito un corretto invernamento si avranno quasi sicuramente famiglie che hanno svernato bene, pronte a ripartire con la raccolta e senza grossi problemi.

Può succedere, però, che non si sia operato nel modo migliore o che per qualche motivo si arriva a marzo con famiglie deboli o addirittura morte. Il primo passo, dunque, è valutare le condizioni delle famiglie, apportando i dovuti accorgimenti laddove è necessario.

Siccome il tempo è ora più clemente, nelle ore più calde della giornata si può eseguire un’ispezione dell’apiario.

Valutazione condizioni esterne

È tuttavia necessario soffermarsi in primo luogo sulla situazione esterna. C’è movimento davanti all’entrata dell’arnia? Le api stanno importando polline? Ci sono cadaveri di api sul predellino di volo? Si notano escrementi brunastri? Tutti questi sono aspetti da considerare per una valutazione preliminare delle condizioni della famiglia. Bottinatrici che trasportano polline sono segno di una colonia in cui presumibilmente la regina ha ripreso l’ovodeposizione. Cadaveri ed escrementi brunastri possono essere segno di qualche malattia che ha colpito la famiglia. Nel caso in cui non si denotino segni di vita, con ogni probabilità la famiglia non è sopravvissuta all’inverno. Diventa quindi necessario ispezionare accuratamente durante la successiva una visita in apiario.

Tante o poche api?

Aprendo le casse e osservando il numero di api sui telai, si può capire di fronte a che famiglia ci troviamo. Se esse coprono 2-3 telai, possiamo definire l’alveare debole, mentre se superano i 7 siamo al cospetto di una famiglia molto forte. In base al luogo e alle condizioni climatiche, una famiglia media dovrebbe coprire pressappoco 5 telai.

Controllo dalla covata

favo api

Il passo successivo è controllare la covata. C’è covata? Su quanti telai la troviamo? Quanto è estesa? È regolare oppure discontinua? Sono presenti celle forate?

Queste sono tutte domande che bisogna porsi per poter avere un quadro chiaro della situazione. Una covata regolare, estesa su più favi, è un segno tipico di una famiglia forte con una buona regina. Se si riscontrano disomogeneità o covata ridotta potrebbe significare che la regina è vecchia o inefficiente, che la famiglia è molto debole e non riesce a ripartire o che è in essere una qualche patologia.

Regina vecchia e poco prolifica

In questo caso, si potrà trovare covata sana, ma disomogenea. La regina potrebbe essere vecchia oppure essere stata fecondata male, soprattutto se ha eseguito il suo volo nuziale a inizio autunno, quando i fuchi iniziavano a scarseggiare. A questo punto, l’unica soluzione è procedere alla sostituzione appena possibile, ovviamente non appena saranno disponibili regine nuove sul mercato (cosa non scontata a marzo). Si può sia inserire una regina già feconda oppure attendere che le api la sostituiscano in autonomia. Nel peggiore dei casi se la famiglia è molto debole si può procedere alla soppressione della vecchia regina e alla fusione con un’altra famiglia.

Uno scorretto invernamento

Una famiglia debole presenta poche api e una covata scarsa. Le motivazioni potrebbero ricercarsi in uno scorretto invernamento, in cui l’alveare non è riuscito ad allevare un numero adeguato di api giovani e forti capaci di superare la brutta stagione. In questo caso è sicuramente consigliabile restringere il nido, per evitare dispersioni di calore. Si può poi procedere o inserendo favi di scorta prelevati da famiglie più forti o fornendo una nutrizione stimolante che simuli un flusso nettarifero abbondante. Un’altra opzione è lo scrollo di api giovani all’interno del nido o, addirittura, l’inserimento di favi con covata opercolata e prossima allo sfarfallamento. Aggiungere favi di covata fresca sarebbe controproducente, andando a rincarare la mole di lavoro sulle poche api presenti.

Celle perforate o segni di covata calcificata

covata calcificata

Trovare cellette opercolate con fori deve far scattare subito l’allarme: potremmo essere di fronte a patologie come peste americana o europea. Occorre dunque procedere con la prova dello stecchino ed eventualmente rivolgersi al tecnico apistico di riferimento per una valutazione corretta della situazione. Potremmo anche trovarci davanti a casi di covata calcificata, il cui sintomo rivelatore è la presenza di larve grigiastre dalla consistenza che ricorda il gesso. In questo caso può essere utile restringere la famiglia, consentendo una minor dispersione di calore, ed eventualmente provvedere a un’integrazione alimentare e a una successiva sostituzione della regina se risulta essere inefficiente.

Orfanità

Nel caso in cui, invece, non ci fosse traccia di covata e le api risultassero irrequiete, quasi sicuramente ci troviamo di fronte a una famiglia orfana. Se, invece, si attesta solo assenza di covata non accompagnata da un comportamento anomalo, potremmo essere di fronte a una semplice sostituzione. In questi casi si può inserire un favo di covata fresca e osservare la situazione dopo qualche giorno. Se si notano cupolini, significa che la famiglia era effettivamente orfana. Di fronte all’orfanità si può procedere in tre modi: riunire la famiglia con un’altra, inserire una regina già feconda oppure lasciare tutto in mano alle api. Tra queste opzioni, forse l’ultima è la meno consigliata a inizio stagione poiché il numero di fuchi è ancora basso e ne potrebbe risultare una regina poco prolifica.

Valutazione delle scorte

Favo con scorte di mieleContestualmente all’osservazione della covata, bisogna ben valutare le scorte. Una famiglia in espansione che deve tenere al caldo la covata necessita di un consistente apporto energetico. È stato calcolato che, in media, una famiglia su 5-6 favi consumi giornalmente tra i 60 e gli 80 g di miele. Se le provviste scarseggiano, è bene integrarle. Si possono inserire favi di scorta appositamente conservati o prelevati da famiglie che ne hanno in abbondanza oppure procedere con l’alimentazione tramite candito o sciroppo. La scelta fra le due opzioni dipende un po’ dalle condizioni climatiche. Dare lo sciroppo dove fa ancora molto freddo e si verificano gelate notturne potrebbe provocare uno spiacevole subbuglio intestinale alle api, favorendo così anche la diffusione di vari microrganismi patogeni.

Sostituzione dei favi vecchi

dicembre in apiario controllo favoUn’altra operazione molto importante da portare avanti in questo periodo è la selezione dei favi da sostituire. Quelli che presentano la cera scura e non più trasparente con le pareti delle cellette molto spesse devono essere progressivamente allontanati dal centro del nido. Se essi hanno molte scorte, queste vanno gradualmente sforchettate al fine di non sprecare il prezioso miele che resta così nell’alveare. A tal proposito, se non è presente covata, si possono spostare anche al di là del diaframma in maniera tale che si possano asportare senza traumi una volta ripulito dal miele e dal polline. Quando non saranno più presidiati potranno essere prelevati e sostituiti con fogli cerei. Ogni anno se ne possono rimpiazzare circa 2-3, consentendo il rinnovo totale nell’arco di qualche anno. Questa operazione è molto importante per favorire una corretta igiene dell’alveare e per prevenire malattie della covata.

Equilibrare le famiglie

Dopo aver eseguito una corretta valutazione dello stato delle famiglie, si può già procedere con i primi interventi di livellamento. Questo è necessario per arrivare a fioritura con famiglie più o meno omogenee e scongiurare troppi episodi di sciamatura o saccheggio. Dalle famiglie più forti potranno essere prelevati telai di covata opercolata che vanno aggiunti alle più deboli. In famiglie eccessivamente forti, oltre all’allargamento dello spazio del nido, si può iniziare a inserire qualche foglio cereo tra l’ultimo telaio di covata e il primo di scorte. Bisogna evitare di inserirlo all’interno del nido perché potrebbe creare l’effetto “diaframma”, dividendo il nido a metà e penalizzando lo sviluppo della famiglia stessa.

Utilizzare strumenti per il monitoraggio da remoto

I lavori da fare a marzo sono moltissimi e tutti molto delicati. Un passo falso e si può compromettere la prima grande fioritura, e non solo. Avere il polso della situazione all’interno dell’alveare può essere molto importante. Non sempre, però, è così facile. Impiegando strumenti per il monitoraggio da remoto degli alveari si può avere un riscontro in tempo reale e decidere se è il caso di programmare una visita in apiario o meno. Si può controllare lo stato di consumo delle scorte e la ripresa della crescita della famiglia controllando le variazioni di peso. Monitorando la temperatura interna del nido, si può capire se la regina ha già ripreso a covare. I sistemi di monitoraggio 3Bee ti possono supportare in tutte queste operazioni: accedi al tuo account e controlla i dati del tuo alveare. Abbiamo un diverso dispositivo per ogni tua esigenza. Curioso di scoprire i nostri prodotti?

 

Iscriviti alla Newsletter

Resta costantemente aggiornato sugli innovativi sistemi di monitoraggio per l’apicoltura firmati 3Bee.
Le api hanno bisogno di te, non perderti nemmeno un buzz!

Cliccando subscribe accetti la normativa della privacy d. lgs 196/2003 e Reg. UE 2016/67