Un nuovo studio condotto dagli entomologi dell’università del Minnesota, sulla “danza” delle api, ha svelato oltre 1.500 nuovi passi utili a comunicare alle loro sorelle la presenza e la posizione dei fiori preferiti.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Plos One, è parte di uno studio su come preparare gli habitat naturali per essere più ospitali per le api, offrendo informazioni importanti sulla tutela della specie che sta affrontano un drastico declino negli ultimi anni.

Il team, guidato da Morgan Carr-Markell dell’Università del Minnesota, ha collocato due grandi colonie di Apis mellifera in alveari di osservazione con pareti di vetro, in due siti: il Belwin Conservancy e il Cowling Arboretum del Carleton College nel Minnesota.

La ricerca, condotta tra il 2015-2017, aveva lo scopo di stabilire come le api reagissero a diverse fonti di polline, registrando le danze delle api femmine nelle arnie proprio all’interno dell’entrata dell’alveare.

Una delle coautrici dello studio, Margaret Couvillon, ha spiegato la danza in questo video che segue.

 

 

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Ne video si può vedere l’ape ballerina che con un movimento di 8 gesti, si muove avanti e indietro per definire la direzione di una macchia di fiori rispetto al Sole all’orizzonte, creando un angolo con il proprio corpo.

Nel frattempo, segnala la distanza dalla fonte di polline più vicina in termini di secondi. Ogni secondo in cui si sposta in linea retta equivale a circa 750 metri.

Il numero di ripetizioni della danza sembra essere correlato a quanto sia redditizia la fonte di cibo, così come la velocità con cui si gira per ripetere la “figura a otto”.

Decodificando e mappando i fiori segnalati dalle api in 1.528 balli, gli studiosi del team hanno compreso a fondo l’attività di foraggiamento e quali siano le fonti di polline e nettare preferite dalle api.

“Credo che la comunicazione sia uno degli aspetti più interessanti riguardo le api, volevamo essere in grado di usare queste informazioni per aiutare i gestori interessati al benessere delle api”, sottolinea Carr-Markell.

“La nostra ricerca ha anche evidenziato che le piante con il polline considerato più pregiato per gli insetti erano quelle autoctone delle praterie, e non quelle importate, che erano considerati obiettivi secondari.

I nostri risultati suggeriscono quindi che l’inclusione di alcune forme vegetali tipiche locali in determinate zone potrebbe aumentare la possibilità che le colonie di api utilizzino tali zone come fonti alimentari principali per la produzione di miele”, hanno concluso i ricercatori.

Questa ricerca arriva in un momento difficile per questi insetti che stanno affrontando varie minacce da parte di agenti patogeni (come la peste Americana e Europea), predatori, parassiti, pesticidi oltre ai cambiamenti climatici che stanno modificando gli ecosistemi di tutto il mondo.

Ci auguriamo che questa nuova scoperta possa essere utile nello studio di nuove soluzioni per proteggerle ed aiutarle.

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Fonti:
Repubblica
Greenme

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