Probabilmente il 2019 verrà ricordato come l’anno degli incendi. Non solo la Foresta Amazzonica, la Siberia e l’Africa, al conto dei roghi che stanno distruggendo il nostro pianeta si aggiungono quelli che da settembre stanno imperversando anche in Australia, con gravissime ripercussioni.

Gli incendi in Australia non sono di certo una novità. Si può dire che il fuoco fa parte dell’ecosistema australiano perché alcune piante ne hanno bisogno per rilasciare i loro semi e per germinare. Quello che è davvero anomalo e preoccupante è l’estensione di questi incendi e i danni che hanno provocato.

La conta dei danni degli incendi in Australia

incendi in australia

Le ultime stime parlano di più di 10 milioni di ettari consumati dal fuoco, oltre 6000 edifici distrutti, circa 100.000 sfollati e 28 morti. Il fuoco ha devastato l’Australia Sudorientale, dove gli stati più colpiti sono il Nuovo Galles del Sud e Victoria. Secondo il MIT di Boston, questi incendi avrebbero consentito la dispersione nell’atmosfera di più di 400 milioni di tonnellate di anidride carbonica, un quantitativo pari a quanto emesso in un anno dalle 116 nazioni considerate le meno inquinanti al mondo.

Sempre il fumo ha reso l’aria irrespirabile. Ai cittadini di Melbourne è stato addirittura consigliato di rimanere chiusi in casa per evitare un’eccessiva esposizione ai fumi e possibili danni alla salute. A Canberra, invece, sono state distribuite alla popolazione 100mila maschere con filtri per l’aria.

Quali sono le cause di questo disastro?

Le cause che hanno portato a questa situazione sono molte.

Sicuramente gli eventi naturali come i fulmini hanno avuto la loro responsabilità, funzionando da veri e propri inneschi. Anche la cadute di numerosi tralicci dell’alta tensione, dovute ai venti che soffiavano a più di 100km/h, hanno avuto lo stesso effetto.

Di certo non possiamo ignorare il ruolo che anche qui ha ricoperto l’uomo. Tra leggerezze, errori, non rispetto di divieti e incendi appiccati volontariamente il “contributo” è stato notevole. Anche il primo ministro Scott Morrison ha riconosciuto che poteva essere attuata una migliore gestione dell’emergenza.

Siccità e aumento delle temperature

siccità

Tra le anomalie che devono essere riconosciute come cause concomitanti non possiamo dimenticare i lunghi mesi di siccità che dal gennaio 2017 hanno interessato le stesse aree colpite così gravemente dai roghi. A ciò si aggiungono anche temperature anomale, che hanno raggiunto anche i 49°C.

Questi dati risultano ancora più allarmanti se letti in prospettiva con le variazioni pluridecennali registrate fino ad oggi. Negli ultimi 70 anni, la temperatura media australiana è aumentata di circa 1,5°C e il 2019 è risultato essere l’anno più caldo e secco mai registrato da oltre 100 anni!

Questo ovviamente contribuisce a creare un ambiente favorevole allo sviluppo e alla propagazione incontrollata delle fiamme, alimentate da piante, alberi e suolo resi più secchi dalla mancanza di acqua e dalle temperature anomale.

Quasi un miliardo di animali uccisi dalle fiamme

I danni causati al territorio e alla popolazione sono quindi innumerevoli, ma anche quelli alla fauna del luogo non sono da meno. Secondo Chris Dickman, ecologo dell’Università di Sydney, dall’inizio di settembre sarebbero morti circa 800 milioni di animali. Quello che è sconvolgente, però, è che i suoi calcoli tengono in considerazione solo mammiferi terrestri, uccelli e rettili. Stando invece alle stime del WWF, l’ecatombe supera il miliardo di animali, colpiti direttamente o indirettamente dagli incendi.

Tra i più danneggiati, ci sono canguri, wallaby, uccelli come i cacatua e i koala, che sarebbero morti in 8000, quasi un terzo della popolazione australiana.

La difficile situazione delle api

incendi

Anche gli insetti sono stati colpiti dagli incendi e tra essi non possiamo non nominare le api e gli altri impollinatori. L’Australia conta centinaia di specie di impollinatori, molti dei quali hanno il loro nido nelle foreste di eucalipti, devastate dalle fiamme.

Anche se non fossero scoppiati incendi di questa portata, per le api non sarebbe stata comunque una situazione facile. Le alte temperature raggiunte, che sfioravano quasi i 50°C, sono state deleterie per la loro sopravvivenza. Con una temperatura esterna così alta, i favi di cera, ricchi di miele e covata, collassano su se stessi, distruggendo l’alveare. Inoltre, le api cessano la raccolta di nettare e le poche che sono in volo vanno alla ricerca dell’acqua da portare all’interno dell’alveare per raffreddarlo.

Questi picchi di temperatura e la siccità che hanno caratterizzato gli ultimi anni avrebbero già di per sé messo a dura prova questi piccoli e laboriosi insetti. La mancanza di acqua mette in difficoltà anche le piante, che non riescono più a produrre il nettare di cui si nutrono le api. Questo ha costretto gli apicoltori australiani a intervenire nutrendo le proprie colonie per scongiurarne la morte.

A ciò si aggiungono anche i danni causati da fumo e fuoco.

Una produzione danneggiata per decenni

Molti apicoltori hanno perso tutti i loro alveari perché situati nelle zone colpite dagli incendi e impossibilitati ad accorrere in loro aiuto. Le api sono letteralmente bruciate dentro gli alveari, che non vengono abbandonati neanche in casi di incendio.

Stephen Targett, membro della NSW Apiarists Association, ha dichiarato che migliaia di alveari sono andati distrutti e che gli incendi potrebbero aver compromesso considerevolmente la produzione di miele per i prossimi 10 anni.

Sui tavoli politici si sta discutendo anche di rendere più facile l’accesso ai parchi nazionali per l’installazione di nuovi apiari.

Le api di Kangaroo Island e gli incendi

kangaroo island

E parlando di api e di riserve naturalistiche non possiamo non citare Kangaroo Island, l’isola dei canguri. Questa isola-santuario, dove hanno trovato rifugio numerose specie protette, si trova al largo dell’Australia meridionale, a sud-ovest della città di Adelaide. Per la sua ricchezza di biodiversità, viene spessa paragonata alle Galapagos. Sfortunatamente, le fiamme non hanno risparmiato nemmeno quest’isola, dove sono già bruciati 155mila ettari.

Tra i tanti animali che avevano fatto dell’isola la propria casa troviamo anche l’unica colonia al mondo di api ligustiche (gli australiani le chiamano Ligurian Bees o Italian Bees, le api italiane) “pure”.

Quest’isola era un vero e proprio paradiso per le api: c’era sempre qualche fiore in sboccio da cui procurarsi il nutrimento e le api non erano colpite da malattie o parassiti diffusi in altre parti del mondo. Sembra che il primo a portare a Kangaroo Island le Apis mellifere ligustiche sia  stato August Fiebig, che installò il suo apiario nel 1881. Già nel 1885, per via della sua importanza, l’isola fu dichiarata un santuario per le api. Proprio per via delle caratteristiche dell’isola, è stato possibile conservare le api ligustiche nella loro purezza fino ad oggi.

Sfortunatamente, sembra che il fuoco abbia distrutto un quarto dell’intera popolazione dell’isola, mettendo in grave pericolo la colonia composta da 4000 alveari.

Gravi danni all’ecosistema e alla biodiversità

I danni causati dagli incendi, quindi, sono ancora maggiori perché sono stati colpiti questi insetti preziosissimi per l’ambiente, per l’ecosistema e per la biodiversità. La loro presenza e il loro inestimabile lavoro sarà fondamentale per riprendersi da questa disastrosa situazione.

La mobilitazione generale per far fronte alla terribile situazione in Australia sembra tuttavia non sufficiente ad arginare il problema. Le autorità prevedono, per la prossima settimana, 50 millimetri di pioggia, che potrebbero dare un po’ di sollievo.

 

adotta alveare

 

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