Quello che sta succedendo in questi giorni in Amazzonia è solo la punta dell’iceberg di un problema ben più grande che si sta manifestando con fenomeni differenti in tutto il mondo. I cambiamenti climatici e il surriscaldamento globale stanno investendo tutto il pianeta, non lasciando scampo a nessuno. Fra pochi decenni, si potrebbe arrivare a un punto di non ritorno non solo per il genere umano, ma per la Terra così come la conosciamo oggi.

Gli incendi della Foresta Amazzonica

Gli incendi che stanno devastando la Foresta Amazzonica e le varie iniziative a livello internazionale per poterli in qualche modo arginare trovano spazio quotidianamente in ogni telegiornale e sulla carta stampata. Essi non riguardano solo il territorio brasiliano, ma anche quello boliviano, ad esempio. L’aspetto che ovviamente sta mettendo più in allarme la comunità internazionale è la natura dolosa degli incendi. Non sono, infatti, quei piccoli incendi naturali che permettono la pulizia del sottobosco e la corretta crescita della foresta. Sono gli atti sconsiderati dell’avidità umana, che dà fuoco al “polmone verde” del nostro pianeta per poter allargare gli allevamenti e le terre da destinare alla coltivazione.

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Amazzonia: alcuni dati

foresta amazzonica

La Foresta Amazzonica è una foresta pluviale tropicale che si sviluppa per circa 7 milioni di km2 attorno al bacino idrico del Rio delle Amazzoni. La sua estensione interessa vari paesi: Brasile, Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana francese. La sua importanza non si limita al suo patrimonio boschivo, ma anche all’enorme biodiversità che caratterizza la zona. Basti pensare che il 10% delle specie del pianeta hanno dimora proprio lì.

Incendi e anidride carbonica

L’Amazzonia è sempre stata colpita da incendi, non è la novità di quest’estate. Quello che preoccupa è la loro estensione. Secondo alcuni esperti del programma europeo Copernicus, infatti, sarebbero addirittura quadruplicati rispetto all’anno precedente.

Gli effetti di questi roghi sul pianeta sono considerevoli. Erroneamente, si pensa che le foreste siano la principale fonte di ossigeno della Terra. In realtà è il fitoplancton, che si trova negli oceani, che lo produce in maniera più massiccia. Non per questo il ruolo della Foresta Amazzonica all’interno dell’ecosistema Terra deve essere sminuito. Gli alberi assorbono CO2, equilibrandone il livello. Nel momento in cui questi stessi alberi vengono bruciati, non solo si annulla il loro effetto, ma nell’atmosfera viene rilasciata un’enorme quantità di CO2 derivata dal processo di combustione. Secondo i dati CAMS (Copernicus Atmosphere Monitoring System), solo quest’anno gli incendi hanno generato 228 milioni di tonnellate di anidride carbonica e quasi altrettante tonnellate di monossido di carbonio.

Tenendo conto che la CO2 è ritenuta uno dei principali gas serra, è facile capire come un suo aumento nell’atmosfera possa condurre a un incremento della temperatura globale.

Un problema non circoscritto alla Foresta Amazzonica

Firm mappa incendi

Mappa degli incendi globali – FIRM

Il problema, tuttavia, non si limita a qui. Gli incendi, infatti, non stanno sconvolgendo solo questa parte del pianeta.

Siberia

Altrettanto famosi sono gli episodi che hanno interessato la Siberia, la Groenlandia e le Canarie. Secondo le stime di Greanpeace Russia , in Siberia il fuoco ha distrutto 4,3 milioni di ettari, generando un quantitativo di CO2 che equivale quello emesso da 36 milioni di automobili in un intero anno. Secondo la WMO (World Meteorological Organization) la nube di fumo generata da questi incendi supera i 5 milioni di km2, ben superiore all’intera superficie dell’Unione Europea. Una delle cause principali del dilagare di questi incendi sarebbe proprio il riscaldamento globale. Sempre la WMO ha affermato che in Siberia si sono rilevate temperature maggiori di 10°C rispetto alla media.

Le conseguenze degli incendi che hanno martoriato la Siberia si uniscono anche agli altrettanti gravi episodi che hanno interessato Canada, Alaska e Groenlandia.

Africa subsahariana

Un’altra area del pianeta che dovrebbe attirare l’interesse dell’opinione pubblica è quella dell’Africa subsahariana. Gli incendi che stanno dilagando in Congo e Angola sembrano infatti essere ben più estesi di quelli che stanno devastando l’Amazzonia. Anche consultando il FIRM (Fire Information for Resource Management System) della NASA si vede chiaramente la vastità degli incendi in tutto il pianeta. L’Africa sta bruciando. Anche in questo caso, l’origine dei fuochi è da attribuire all’uomo, che cerca di incrementare la superficie di terreno per coltivazioni e allevamento a scapito delle foreste, delle popolazioni indigene che ci vivono e della biodiversità. Gli incendi che interessano l’Africa corrisponderebbero addirittura al 70% dell’area bruciata mondiale. Anche qui le ripercussioni negative sull’intero pianeta sono innumerevoli.

Un pericoloso circolo vizioso

Si viene così a creare un pericoloso circolo vizioso. Abbiamo visto che gli incendi producono un’enorme quantità di anidride carbonica. Questa, se non debitamente riassorbita, incrementerà l’effetto serra, che porterà a un ulteriore surriscaldamento globale. Temperatura più alte porteranno a periodi di siccità, che priveranno dell’acqua non solo l’uomo, ma anche il terreno e le piante. Questo crea una condizione favorevole per la diffusione e il prolungamento della “stagione degli incendi”. E si riparte da capo.

Riscaldamento globale, siccità e inondazioni

Gli incendi, però, non sono l’unico segno degli effetti che i cambiamenti climatici stanno suscitando.

Ricordiamo le ondate di caldo che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. In India si è raggiunta la temperatura record di quasi 51°C, causando la morte di almeno 36 persone.

Questi dati rispecchiano un trend mondiale: gli ultimi 5 anni sono infatti stati i più caldi mai registrati. Secondo i dati Copernicus, il luglio appena passato è stato il più caldo di sempre, con temperature di 0,56°C superiori a quelle rilevate nell’arco temporale tra il 1981 e il 2010. A periodi di grande siccità si intercalano poi violente inondazioni, che causano altrettanti danni e morti. Sempre in India , centinaia di persone sono morte a causa delle inondazioni monsoniche e centinaia di migliaia hanno dovuto cercare rifugio presso centri di accoglienza. Anche in Sudan le alluvioni hanno distrutto abitazioni e provato diverse morti.

Lo scioglimento dell’Artico

artico

Anche la situazione nell’Artico è altrettanto allarmante. Sebbene lo scioglimento stagionale sia fisiologico, il riscaldamento globale generato dalle emissioni di origine umana sta causando danni enormi. I ghiacci si sciolgono prima e si riformano più tardi. Ogni estate si assottigliano e si sciolgono sempre più, allontanando sempre più la “frontiera del ghiaccio”. Sfortunatamente, c’è qui guarda allo scioglimento dell’Artico come a una nuova opportunità commerciale, senza pensare alla conseguenze globali di questo fenomeno.

I danni causati dall’attività antropica

Guardandosi un po’ attorno, non si può certo dire che la situazione sia delle migliori. Stiamo provando gli effetti dei cambiamenti climatici direttamente sulla nostra pelle. L’impatto a livello di emissione di anidride carbonica prodotta dalle attività umane è enorme: ogni minuto, ne vengono emesse nell’atmosfera ben 50.000 tonnellate!

Iniziative globali contro i cambiamenti climatici

azioni contro il cambiamento climatico

Fortunatamente, le iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica e a influenzare l’agenda politica mondiale affinché si tenga maggiormente conto di queste problematiche sono sempre più numerose. Un esempio sono i Sustainable Development Goals, gli obiettivi globali di sviluppo sostenibile. In essi, infatti, trova largo spazio l’azione volta al contenimento dei cambiamenti climatici, sia tramite summit specifici che report mirati. Possono essere citati anche i Fridays for Future, un chiaro esempio di un movimento che si è formato ed è cresciuto “dal basso”.

Piccole azioni quotidiane 

Anche dal nostro piccolo, però, possiamo intraprendere piccole azioni per sostenere l’ambiente e contrastare i cambiamenti climatici.

Fondamentale è sicuramente cercare di ridurre i nostri sprechi energetici. Possiamo ridurre l’uso del condizionatore d’estate e non riscaldare troppo la nostra abitazione d’inverno. Preferiamo elettrodomestici e lampadine ad altro risparmio energetico. Non sprechiamo la corrente elettrica: spegniamo la luce quando usciamo da una stanza e non lasciamo in stand-by le apparecchiature elettriche.

Possiamo impegnarci per limitare l’utilizzo dell’automobile, optando per mezzi di mobilità dolce, come la bicicletta, oppure per i mezzi pubblici.

Il riciclo e il riuso sono fondamentali per ridurre gli sprechi e limitare l’ammasso di rifiuti che produciamo ogni giorni. Riciclare permette anche di ridurre le emissione di anidride carbonica nell’atmosfera.

Anche la riduzione del consumo di carne può portare i suoi effetti benefici. Gli allevamenti, infatti, non solo producono ingenti quantità di gas a effetto serra, come il metano, ma solo anche legati al triste fenomeno del disboscamento e degli incendi delle foreste per creare nuovi spazi per il bestiame.

Pianta un albero. Si stima che un albero assorba tra i 10 e i 20 kg di CO2 all’anno in un contesto urbano, arrivando fino a 50 kg all’anno in contesto naturale.

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