Possiamo considerare il mese di gennaio ancora un mese di calma per quanto riguarda i lavori in apiario. In linea di massima, in base alle zone, le api dovrebbero essere ancora chiuse in glomere e la regina non dovrebbe aver ripreso a deporre. Parliamo al condizionale perché anche nel nord Italia, dove di solito il clima rigido di questi mesi invernali portava le famiglie a un blocco naturale di covata, ci sono zone in cui  questo fenomeno naturale non si è registrato o si è verificato solo per ristretti periodi di tempo a fine ottobre.

In ogni caso, l’attività della colonia non è ancora ripartita a pieno regime e l’apicoltore ha ancora tempo per organizzarsi per l’inizio della nuova stagione apistica.

Nel mese di gennaio i lavori in campo sono piuttosto limitati. La presenza del glomere e la mancanza di giornate calde e soleggiate non rende vantaggiosa l’apertura delle casse per delle ispezioni visive. Le valutazioni circa lo stato della famiglia devono essere fatte basandosi sui segnali che le api ci lasciano da leggere.

Voli di purificazione

Sicuramente uno degli aspetti a cui più comunemente si fa attenzione sono le deiezioni. Sappiamo che le api, quando le condizioni climatiche lo permettono, escono dall’arnia anche d’inverno per compiere i loro “voli di purificazione”. Lo scopo di queste escursioni è di svuotare l’ampolla rettale ed evitare di imbrattare l’alveare. Escrementi di colore chiaro e circolari corrispondono a una famiglia in salute. Se, invece, ci si accorge che, ad esempio, il predellino di volo è cosparso di deiezioni scure, filiformi e maleodoranti allora potremmo trovarci in presenza di una famiglia affetta da qualche patologia come le nosemiasi. In tal caso un’ispezione mirata potrebbe rivelarsi necessaria.

Stato delle scorte

api e canditoQuesto è anche un periodo in cui bisogna prestare particolare attenzione allo stato delle scorte. Grazie all’utilizzo di strumentazioni come le bilance per la pesa degli alveari o affidandosi ai vecchi metodi manuali è bene capire se un alveare necessita di essere nutrito con un panetto di candito o meno. Questa sostanza solida che si presenta in forma di un panetto di colore bianco è posta generalmente sopra il buco del coprifavo. Se, tuttavia, le api non riuscissero ad accedervi per consumarlo, è pratica diffusa metterlo direttamente sui favi, in corrispondenza del glomere, rimettendo poi il coprifavo capovolto. In tal modo si facilita l’assunzione dell’alimento e si scongiura il pericolo che la famiglia muoia di fame. In queste settimane in cui le api non hanno ancora accesso alle fioriture, infatti, questa non è da considerarsi un’eventualità così remota.

Le prime fioriture

salice e apiÈ possibile, invece, che un clima mite favorisca lo sboccio di alcune piante di grande interesse apistico, come il salice, il nocciolo, il calicantus, il corniolo e il nespolo del Giappone. Queste sono molto importanti per la ripresa della famiglia. Le prime due, in particolare, sono un’importante fonte di polline, necessario per la crescita della famiglia.

Controllo dei fondi anti-varroa

Un modo per capire cosa sta facendo la famiglia all’interno dell’arnia è controllare, chi li ha, i fondi anti-varroa. Questa strumentazione non è utile solo per il monitoraggio della caduta del pericoloso parassita, ma consente anche di “leggere” l’alveare. In base ai residui che si trovano su di esso si può infatti capire molto. I resti che si notano sul fondo fanno intuire dove si trova esattamente il glomere e quale sono le sue dimensioni. Residui di cera più chiara indicano che le api stanno disopercolando le scorte, mentre quelle più scure sono segno che la covata sta sfarfallando. È possibile anche trovare scaglie di candito, che indicano che le api si stanno nutrendo. Quando si iniziano a scorgere palline di polline, allora siamo sicuri che la famiglia ha iniziato a importare.

Interventi con l’ossalico

In questo periodo, se il tempo lo permette, si può anche intervenire con trattamenti di acido ossalico sublimato o gocciolato. Questi mirano a ridurre il più possibile i numeri delle varroe presenti all’interno dell’alveare. Una presenza eccessiva di questi parassiti comporterebbe poi il loro sviluppo esponenziale in fase di crescita della famiglia, mettendone a repentaglio la sopravvivenza.

Mettersi in ascolto

Se, invece, il tempo è ancora rigido e le giornate non permettono alle api di fare i loro voli quotidiani, uno degli espedienti più usati dagli apicoltori per “capire” se la famiglia ha problemi o meno è avvicinarsi all’arnia e battere un colpo sul rivestimento di legno. Una famiglia in salute risponde con un leggero ronzio, mentre un suono più prolungato potrebbe essere sintomo di qualche problema come l’orfanità.

Il lavoro a casa

La parte più consistente del lavoro, tuttavia, viene svolta in magazzino e a casa. Questo è il momento giusto per capire quali sono le attrezzature da sostituire o da acquistare e per iniziare a preparare il materiale che servirà poi durante la stagione. Ad esempio, si può iniziare a preparare i telaini con fogli cerei da aggiungere o sostituire a quelli vecchi oppure si possono disinfettare le arnie e il materiale che si intende riutilizzare.

Utilizzo di strumenti di monitoraggio da remoto

sensore per monitoraggio alveari 3BeePer poter seguire  in maniera più pervasiva lo sviluppo della famiglia senza essere costretti ad aprire le casse è utilizzare dei sistemi di monitoraggio da remoto per alveari. I nostri sistemi permettono non solo di tenere sotto controllo l’andamento del peso, ma anche i parametri vitali interni come temperatura, umidità e suoni. Si può così capire se la famiglia sta consumando scorte o se ha ripreso a importare, se la regina è presente e sta deponendo o se si è verificato un problema. Puoi scoprire tutti i dettagli sui nostri prodotti consultando le pagine dedicate oppure venendo a trovarci direttamente ad Apimell!

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