Come abbiamo visto in uno dei nostri ultimi articoli, l’arma di difesa per eccellenza dell’ape è il pungiglione. Esso è estremamente importante perché permette all’ape di attaccare efficacemente i nemici, ma questo piccolo insetto ha anche altri assi nella manica. Questo si spiega perché le minacce che incombono sull’alveare non possono essere tutte contrastate con lo stesso strumento.

Parlando in maniera molto generale di “difesa dell’alveare”, bisogna subito distinguere due livelli di analisi: uno microscopico e uno macroscopico.

Difesa “microscopica”

Bolzano miele bioIl livello microscopico si concentra principalmente sulla difesa contro i microrganismi che possono danneggiare non solo la salute della singola ape, ma anche quella dell’alveare nel suo complesso. Se le api non mettessero in pratica i loro particolari meccanismi di difesa, l’alveare non sarebbe di certo l’ambiente che conosciamo ora. L’introduzione continua di elementi esterni, l’umidità, il calore e il buio renderebbero l’alveare l’ambiente perfetto per la proliferazione di microbi. Così però non è. Come mai?

Sistema di difesa dei singoli

Innanzitutto, le api sono dotate di particolari sistemi di difesa individuali, sia esterni che interni. Le api sono dotate di un tegumento che ricopre il loro corpo e che è intriso di sostanze antisettiche secrete da particolari ghiandole. A ciò si aggiunge l’intervento del sistema immunitario, che permette di individuare organismi estranei, metterli fuori combattimento e produrre anticorpi per una risposta di difesa futura. Infine, anche se non meno importante, va considerata l’azione della flora batterica intestinale dell’ape. Essa consente, infatti, di agire su quanto di nocivo possa essere introdotto dall’insetto tramite l’alimentazione.

Meccanismi di protezione a livello di alveare

apiAnche l’alveare nel suo insieme presenta svariati meccanismi per difendersi dai microrganismi. Il concetto di base è quello per cui l’alveare deve essere reso il più pulito possibile. Per questo motivo esistono delle api specializzate nella rimozione delle api morte o affette da qualche particolare patologia. Inoltre, le api sono solite cospargere la cera che costituisce i favi non solo con propoli, che possiede note proprietà microbiche, ma anche con veleno, che invece ha proprietà antisettiche. Una certa importanza viene anche rivestita dalla glucosio ossidasi, un enzima prodotto dalle api e presente in miele e pappa reale. A contatto con acqua e ossigeno, produce delle sostanze (acido gluconico e perossido di idrogeno) molto importanti per mantenere la salubrità dell’alveare.

Da non dimenticare è la possibilità che hanno le api di innalzare la temperatura interna dell’alveare. Come nel nostro organismo di verifica la febbre, così nelle api questo meccanismo prende il nome di febbre sociale e svolge la medesima funzione di protezione contro varie infezioni. Infine, ogni famiglia presenta una propensione più o meno spiccata verso il cosiddetto comportamento igienico. Questo, per esempio, rende alcune api più propense a controllare le celle di covata, con conseguente apertura e pulizia di quelle che presentano anomalie riconducibili a particolari patologie.

Contro i nemici esterni

La difesa dell’alveare, però, non si gioca tutta sul fronte interno. La protezione della colonia dai nemici esterni è altrettanto importante. Come si è visto, per svolgere questo compito le api utilizzano principalmente il loro pungiglione. L’aggressività delle api è molto variabile in base al tipo di famiglia, alle condizioni climatiche esterne e al luogo in cui l’ape si trova. In prossimità dell’entrata dell’alveare si trovano infatti le api guardiane, che pattugliano la porticina e impediscono agli intrusi di entrarvi.

Normalmente, lontano dall’alveare l’ape non risulta essere aggressiva, a meno che non si trovi nelle piste che collegano l’alveare alla fonte di cibo. È stato provato, infatti, che lungo questi corridoi aerei, che possono rimanere gli stessi anche per moltissimo tempo, le api presentano il medesimo atteggiamento che assumono quando si pongono in difesa della propria colonia.

Per comunicare alle proprie compagne l’avvicinamento di un pericolo, le api sfruttano particolari feromoni, emessi dalle ghiandole mandibolari o da quelle associate e prossime al pungiglione. Queste particolari sostanze che permettono alle api di comunicare fra loro sono emesse anche in seguito alle punture, permettendo alle compagne di concentrarsi sull’obiettivo identificato.

Altri strumenti di difesa

calabroneIl pungiglione, però, non è l’unica arma di difesa delle api. Contro alcuni aggressori o parassiti di piccole dimensioni, le api possono intervenire utilizzando il loro apparato mandibolare, letteralmente morsicando gli intrusi. In alcune specie di api, come quelle diffuse in Oriente, si è anche sviluppato un meccanismo di difesa del tutto peculiare, impiegato per difendersi dagli attacchi di predatori quali vespe e calabroni. Le api non fanno altro che ammassarsi attorno all’intruso, elevando poi la temperatura interna della “sfera” fino a circa 46°C grazie all’utilizzo dei muscoli delle ali. Questo sistema di difesa è chiamato in gergo hot defensive bee ball. In tal modo riescono letteralmente a cuocere il nemico, neutralizzando la minaccia che rappresenta per la colonia.

Attacchi contro api di altre famiglie

Non bisogna pensare, però, che l’azione di difesa delle api si rivolga solo contro altri animali o contro l’uomo. Le api possono anche attaccare api provenienti da altre famiglie. Tutto ciò si basa sul cosiddetto “concetto di casa” che è proprio di questi insetti e che è molto interessante da scoprire. Si può dire che ogni ape ha il suo odore e che esso è determinato a livello genetico. Api nate dalla stessa madre e dallo stesso padre possiedono il medesimo odore.

Siccome all’interno di una famiglia la variabilità genetica è rappresentata dal patrimonio portato dai fuchi che hanno fecondato la regina, all’interno della stessa colonia coesistono api con diversi odori. La convivenza all’interno dell’alveare porta però a una sorta di scambio di questi odori tipici, andando a creare quello che si potrebbe definire l’odore caratteristico dell’alveare stesso. Anche i favi giocano un ruolo importante in questo processo. Se un’ape non condivide questo odore, non viene riconosciuta come parte della famiglia e diventa oggetto di attacco da parte delle guardiane.

(fonti: A. Contessi, Le Api. Biologia, allevamento, prodotti)

Adotta un alveare 3Bee

adotta un alveare 3beeIl mondo delle api è sicuramente molto affascinante, ma siamo tutti ben lontani dall’averlo compreso nell’insieme della sua complessità. Gli studi che ancora si conducono su questi insetti sono moltissimi e cercano di capire più approfonditamente sia l’ape in sé sia l’alveare inteso come superorganismo.

Avvicinarsi di più alla loro realtà è sicuramente interessante e anche chi non ha a che fare con le api tutti i giorni può farlo. Come? Adottando un alveare monitorato con i sistemi 3Bee si potrà seguire da remoto lo sviluppo di una famiglia, esattamente come fa l’apicoltore che la segue. A fine stagione, inoltre, potrai ricevere direttamente a casa tua il miele prodotto dal tuo alveare. Potrai così avere la possibilità non solo di avvicinarti di più a questi incredibili insetti, ma anche di assaggiare diverse tipologie di miele, ognuna della quali non è altro che l’espressione delle peculiarità dei luoghi in cui è stata prodotta. Scopri quali alveari sono ancora disponibili!

 

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