In apicoltura, tra le diverse fasi per la produzione di miele, troviamo un passaggio fondamentale: la smielatura. Con questo termine si intendono tutte quelle attività che l’apicoltore svolge per estrarre il miele dai favi e renderlo disponibile nei vasetti pronto per essere gustato. Ne abbiamo parlato con Igor Petracco, un apicoltore biellese, che ci ha portato a visitare il suo laboratorio di smielatura di Biella Miele e ci ha raccontato i diversi passaggi della smielatura.

Quando può essere smielato il miele?

La prima operazione da svolgere per la smielatura è recuperare il miele. Per farlo, l’apicoltore deve accertarsi che il miele sia pronto e maturo. Come fa a capirlo? L’apicoltore capisce che è il momento giusto per prelevare il melario quando vede che 2 o 3 favi sono opercolati su entrambi i lati. Quando le api opercolano le cellette, infatti, vuol dire che il miele ha raggiunto il giusto grado di “maturità”. A questo è strettamente legato il controllo del livello di umidità del miele. Per questo motivo un passaggio fondamentale è la parte di deumidificazione. Una volta raccolti i melari, infatti, questi vengono deposti in una camera con un deumidificatore e l’apicoltore procede al controllo del livello di umidità tramite un apposito strumento, il rifrattometro. Il range ottimale va dal 17% al 18% di umidità.

Il miele è una sostanza igroscopica, ovvero assorbe l’umidità dell’aria presente in un ambiente troppo umido, e al contrario, rilascia umidità in un ambiente più secco. Quando il miele è umido, spesso, lo si lascia riposare nella stanza di deumidificazione, dove l’acqua in eccesso viene tolta, evitando che possa fermentare.

Una volta che si è sicuri che il livello di umidità sia corretto, l’apicoltore procede con la disopercolatura, ovvero all’eliminazione della cera che chiude le cellette contenenti il miele.

Vi sono due metodi per togliere la cera dai telai: con la forchetta, ovvero un’attività manuale, oppure con macchinari automatici, dove il telaio passa all’interno della macchina che, grazie a delle apposite spazzole, permette di disopercolare meccanicamente il telaio.

La cera che viene scartata da questa operazione non viene però buttata. Generalmente, la si recupera per una successiva lavorazione e la realizzazione di nuovi fogli cerei, che verranno utilizzati dagli apicoltori per preparare nuovi telai da nido e da melario.

smielatura

Estrazione del miele

Una volta che il telaio è stato disopercolato, bisogna procedere con l’estrazione del miele. Per estrarre il miele, vengono usate delle centrifughe, ovvero dei macchinari dove vengono inseriti i favi. Il miele esce dal favo per forza centrifuga, quindi per forza d’inerzia. Vogliamo ricordare che il miele è uno dei pochi prodotti che non subisce alcun trattamento o lavorazione forzata. Estratto tutto il miele dai telai, questo viene filtrato. Questa operazione avviene in due fasi. Nella prima viene usato un setaccio a rete per filtrare il miele dai residui di cera più evidenti. Successivamente, viene fatto passare su un filtro fatto di nylon, che trattiene le parti più piccole di cera.  Il sistema di filtraggio serve per eliminare gli ultimi residui di cera, che in realtà verrebbero a galla da soli, poiché il miele ha un peso maggiore e la cera risalirebbe a galla. In questo modo, però, si garantisce un prodotto senza impurità di sorta.

estrazione del miele

L’ultimo step di lavorazione è quello dell’invasettamento

Anche questa fase, dove il miele viene inserito nei vasetti di vetro, può essere eseguita in due modi: in modo manuale, invasettando ogni vasetto a mano, oppure tramite un macchinario, dove i vasetti vengono riposti su un nastro e uno alla volta vengono riempiti. Prima di invasettare il miele, viene tenuto per circa 20 giorni nei maturatori o decantatori, in base alla temperatura e all’umidità.  Una volta invasettato, il miele viene etichettato ed è così pronto per arrivare sulle nostre tavole!

invasettamento miele
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