Il blocco di covata è una situazione in cui, all’interno dell’alveare, l’attività di ovodeposizione della regina si blocca per un determinato periodo di tempo. Questo succede anche naturalmente (o almeno succedeva) durante il periodo invernale a causa delle basse temperature oppure in estate per il caldo eccessivo e l’assenza di fioriture. Questo blocco di covata può protrarsi anche per lunghi periodi di tempo in base alla condizioni climatiche. Una volta sfarfallata l’ultima covata deposta, non ci saranno più uova o larve da allevare fino alla naturale ripresa dell’attività della regina.

Tuttavia, il blocco di covata è anche una biotecnica praticata da moltissimi apicoltori che permette di raggiungere la situazione di assenza di covata mettendo in clausura la regina.

Perché il blocco di covata?

Perché viene messa in atto questa tecnica? Il motivo principale si ricollega alla lotta alla varroa. Generalmente, si abbina il blocco artificiale di covata al trattamento estivo, o invernale, anti-varroa a base di acido ossalico. Questa procedura permette infatti di trattare con acido ossalico in assenza di covata, massimizzandone l’effetto acaricida. Sappiamo, infatti, che l’acido ossalico ha effetto solo sulla varroa foretica, ovvero quella che si trova sulle api, e non su quella all’interno delle celle opercolate. Il trattamento estivo impedisce l’ulteriore sviluppo e diffusione del parassita. Se non si intervenisse, il grado di infestazione arriverebbe, nell’arco di pochi mesi, a un livello insostenibile per la colonia, la cui sopravvivenza verrebbe messa seriamente in pericolo.

Valutazioni relative al suo impiego

apiario

Il blocco di covata è una tecnica largamente utilizzata ora, ma è bene tenere a mente alcune considerazioni prima di attuare questo tipo di operazione.

In primis bisogna valutare tutte le famiglie che compongono l’apiario da trattare. Bisogna infatti eseguire il medesimo trattamento con le medesime tempistiche all’interno di uno stesso apiario. Se così non si facesse, il rischio di successiva infestazione sarebbe molto alto.

Bisogna poi considerare che il blocco di covata potrebbe avere conseguenze negative se eseguito su famiglie troppo deboli o poco sviluppate. Siccome il trattamento viene praticato in estate, e non oltre la metà di agosto, può capitare che poi la famiglia si ritrovi in una situazione di scarsa importazione che le impedirebbe una corretta preparazione alla stagione più fredda. Possono anche accadere episodi di non accettazione della regina dopo l’ingabbiamento e per famiglie già provate potrebbe essere deleterio.

Le tempistiche di intervento sono poi fondamentali. Bisogna individuare il momento giusto e calcolare bene i tempi per evitare che i trattamenti vengano somministrati ad agosto inoltrato. Generalmente si attende la fine delle fioriture per poi lasciare alle famiglie, dopo il periodo di blocco, il tempo per allevare nuova covata e recuperare scorte.

Il blocco di covata: tempistiche e modalità

Il concetto alla base di questa tecnica è molto semplice. Si fa in modo che la regina non possa più deporre uova per un determinato periodo di tempo, tra i 19 e i 24 giorni circa. Nel contempo, tutta la covata deposta prima dell’ingabbiamento avrà modo di sfarfallare: ci saranno solo insetti adulti e la varroa sarà concentrata su di essi. Infine, dopo il periodo di clausura, si libera la regina e si procede al trattamento con acido ossalico. Nel caso, invece, che dopo la liberazione della regina si trovi ancora covata opercolata, bisogna procedere manualmente alla sua eliminazione.

Per ottenere questo risultato, si può operare in diversi modi. Vediamoli insieme.

Blocco di covata con gabbietta

gabbietta per ape regina

Un procedimento prevede l’utilizzo di apposite gabbiette, presenti sul mercato in diversi modelli. Si va dalla famosa gabbietta cinese alla “gabbietta Scalvini” alla classica gabbietta per il blocco di covata.

Come si attua il blocco di covata con questo genere di strumenti?

Si procede catturando la regina e rinchiudendola, da sola, nell’apposita gabbietta, che viene posizionata nei favi del nido. Terminato il periodo di clausura (dai 19 ai 24 giorni), si procede alla sua liberazione e al trattamento con ossalico gocciolato. Questa tecnica, molto diffusa qualche anno fa, presenta però alcune criticità. In primo luogo, dopo la liberazione della regina si può avere una ripresa lenta della sua attività di ovodeposizione e questo può comportare vari problemi, ma non solo.

Il rischio di rinchiudere la regina da sola in una gabbietta e l’interruzione del suo “lavoro” è legato alla scarsa diffusione dei suo feromoni. Se all’interno dell’alveare questi scarseggiano, le altri api potrebbero provvedere all’allevamento di nuove celle reali di sostituzione. Altro pericolo è che, una volta liberata, non venga riconosciuta e accettata.

Ingabbiare il favo

Per questi motivi molto spesso si preferisce confinare la regina in un favo intero da nido. Inoltre, lasciando alla regina un intero favo per la deposizione, la covata attirerà ancor più la varroa. Eliminando il favo “infestato” e trattando si dovrebbe dunque avere un risultato più significativo.

Vediamo più approfonditamente due tecniche, quella che prevede l’ingabbiamento di un intero favo e il blocco di covata con favo orizzontale.

Per l’ingabbiamento del favo, è necessario avere a disposizione delle apposite gabbiette che si trovano in commercio oppure si possono costruire utilizzando una rete che impedisca il passaggio della regina, ma consenta quello delle operaie. È necessario ricordarsi che il favo ingabbiato occupa più spazio rispetto a quello normale; perciò bisognerà togliere preventivamente un favo dal nido.

Per l’ingabbiamento si può procedere in due modi differenti. Si può prelevare in anticipo un favo e procedere all’ingabbiamento parziale. Una volta in apiario, si preleva la regina, la si inserisce nel favo che viene correttamente ingabbiato, ci si assicura che non ci siano spazi che consentano la sua fuoriuscita e poi si riposiziona all’interno dell’alveare. In alternativa, si individua il favo con la regina e si procede subito al suo ingabbiamento oppure si può anche scegliere un favo vecchio da eliminare, si provvede a scrollare le api e a posizionarvi sopra la regina prima dell’ingabbiamento effettivo.

Il telaio trappola

ape con varroa

Photo Credit: Piscisgate

Questo telaio, definitivo “telaio trappola”, può avere diverse sorti dopo il periodo di clausura. Essendo un concentrato di varroa, si può eliminare, soprattutto se la cera è vecchia e si prospettava la necessità di un ricambio all’interno dell’alveare. Se il favo è ancora utilizzabile, si può procedere all’eliminazione della covata, ad esempio con un getto d’acqua, alla sua sanificazione e alla sua reintroduzione nel nido. In alternativa si può utilizzare per creare nuovi nuclei, anche se non tutti consigliano questa pratica.

Nel caso si volesse massimizzare l’effetto trappola anti-varroa, una volta che la covata è stata interamente opercolata si può prelevare il favo, posizionare la regina su un altro e procedere nuovamente con l’ingabbiamento.

Questa tecnica prevede numerosi vantaggi, sia in termini di ripresa dell’ovodeposizione sia per il successivo reinserimento della regina. Essendo in contatto con un numero maggiore di api, c’è maggior circolazione del suo feromone e anche l’accettazione diviene più semplice.

Lo svantaggio è tutto insito nell’attrezzatura. Bisogna infatti dotarsi di tutti gli strumenti necessari per eseguire correttamente le procedure e bisogna tenere in conto che per ogni cassa si deve eliminare un favo.

Il blocco di covata con favo orizzontale

Per ovviare a questo inconveniente, molti apicoltori optano per il blocco di covata con favo orizzontale. Esso richiede la costruzione solo di una cornice da apporre sopra al nido. Questa tecnica, infatti, prevede il posizionamento orizzontale del favo sopra al nido, separati ovviamente dall’escludi-regina. Il favo, appoggiato ad appositi supporti, offre alla regina due facce intere per la deposizione. Una volta terminata la clausura, si procede con l’inserimento della regina nel nido e il successivo scrollo delle api. Dal favo si può puoi rimuovere la covata “infestata” e procedere al suo riutilizzo se ancora in buono stato.

Blocco di covata per orfanizzazione

Possiamo parlare, infine, del blocco di covata per orfanizzazione. In questo contesto, si può procedere con il blocco di covata e la contestuale messa a sciame oppure con il blocco di covata e il cambio di regina. Queste sono tecniche particolari che si rifanno a scelte specifiche dell’apicoltore per la conduzione della sua attività. Nel caso della sostituzione della regina, questo tipo di blocco di covata può essere dettato dalla vecchiaia della regina stessa, non più performante e capace di garantire la coesione della famiglia. Per fare ciò, l’apicoltore può decidere di lasciar fare tutto alle proprie api oppure di intervenire in qualche modo. L’apicoltore può infatti inserire nelle famiglie orfanizzate una o più celle selezionate oppure intervenire inserendo una regina già sfarfallata, eliminando tutte le celle costruite dalle api.

Utilizza i sistemi di monitoraggio 3Bee

sistemi di monitoraggio 3bee

Abbiamo visto insieme diverse tecniche legate al blocco di covata attuato in vista del trattamento anti-varroa con acido ossalico gocciolato. Come si è potuto notare, il tempismo e il corretto calcolo dei tempi è fondamentale per ottimizzare al massimo i trattamenti. A volte aiutarsi con un sistema di monitoraggio da remoto dell’alveare può essere essenziale per non vanificare tutti i propri sforzi.

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