L’UE e la messa al bando nei neonicotinoidi

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L’UE e la messa al bando nei neonicotinoidi

Dopo tante notizie sconfortanti, finalmente una nota positiva per il mondo delle api, anche se la strada da percorrere è ancora lunga. Il 27 aprile è stato un giorno molto importante per le api, ma anche per tutti noi. L’Unione Europa, infatti, si è pronunciata a favore del bando di 3 diversi tipi di neonicotinoidi: imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam. Questa decisione è stata presa sulla scia della pubblicazione dell’ultimo rapporto dell’EFSA, ovvero l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Gli effetti negativi dei neonicotinoidi

L’uso dei neonicotinoidi in agricoltura ha da molti anni destato numerose preoccupazioni circa i loro “effetti collaterali” nei confronti degli insetti impollinatori. I neonicotinoidi, infatti, vanno ad agire sul sistema nervoso degli insetti, inducendo la paralisi e, infine, la morte. Queste sostanze, inoltre, compromettono l’attività di bottinaggio delle api, la loro memoria e pregiudicano le loro capacità di tornare al loro alveare. A ciò si aggiunge un generale indebolimento delle loro condizioni di salute, che le rende maggiormente suscettibili all’attacco di altri patogeni. Sembrano, infine, essere responsabili di un calo della fertilità dei fuchi, che ovviamente incide sulle capacità riproduttive delle regine.

Primo utilizzo e particolarità

ape bottinatrice su fioriI neonicotinoidi sono stati introdotti nel mondo dell’agricoltura verso la fine degli anni ’80, per poter sostituire altre tipologie di insetticidi ritenute altamente tossiche e pericolose. Essi sono stati pensanti per proteggere le piante da quegli insetti che le mangiavano o ne succhiavano la linfa. Le loro modalità di impiego sono svariate, dal trattamento del suolo fino alla loro diffusione tramite macchine agricole specifiche, anche se essi sono principalmente utilizzati nella concia dei semi. Un lato critico da subito emerso è che sono sostanze molto persistenti in grado di perdurare per anni nelle piante e nel suolo. Il fatto che essi vengano assorbiti da ogni tessuto della pianta (e sono quindi presenti anche nel polline e nel nettare) li distingue da tutti gli altri tipi di insetticidi.

Emergono i primi dubbi

I primi dubbi circa la sostenibilità di queste sostanze sono emerse agli inizi degli anni 2000, mentre solo nel 2008 sono stati denunciati i loro effetti negativi sulla salute delle api. Questa denuncia portò, in Italia, alla messa al bando di queste sostanze per la concia dei semi, mentre parallelamente sorsero vari programmi di ricerca e di monitoraggio per tenere sotto controllo la salute delle api e le ripercussioni che l’utilizzo di quelle sostanze aveva avuto su questi insetti impollinatori.

Il dibattito a livello europeo

A questo tipo di interventi, si è accostata anche un’azione a livello europeo. Nel 2013, infatti, è stato vietato l’utilizzo dei neonicotinoidi (clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam)su quelle piante i cui fiori attiravano le api, ed erano per loro fonte di nettare, e su altri tipi di coltivazione, come il mais, la colza e il girasole. Erano comunque previste delle eccezioni. I neonicotinoidi potevano essere ancora utilizzati nelle serre, sulle colture dopo la fioritura e sui cereali invernali. Tuttavia, coloro che impiegavano queste sostanze erano obbligati a fornire dati per poter valutare se il loro utilizzo, nelle modalità consentite, era effettivamente privo di rischi o meno.

Tutte queste informazioni sono state raccolte dall’EFSA, che si è data il febbraio 2018 come scadenza per la pubblicazione di una valutazione riguardante la loro pericolosità e possibilità di utilizzo. Quello che è emerso è che i neonicotinoidi non possono essere utilizzati neanche in queste eccezioni, rappresentando un vero e proprio pericolo per le api.

Mobilitazione dell’opinione pubblica

La tematica della messa al bando dei neonicotinoidi per la salvaguardia degli insetti impollinatori è molto sentita dall’opinione pubblica. Varie petizioni sono state organizzate per raccogliere firme a sostegno di questa iniziativa. Il gruppo Avaaz ha lanciato un appello che ha registrato quasi 5 milioni di consensi, mentre SumOfUs, un gruppo internazionale di consumatori, ha promosso una petizione firmata da 633.000 persone.

La messa al bando nei paesi UE e la situazione nel resto del mondo

L’UE, chiamata a prendere una decisione riguardo alla tematica dell’uso dei neonicotidoini, avrebbe dovuto pronunciarsi nel dicembre 2017, ma ha preferito aspettare che l’EFSA rendesse pubbliche le sue conclusioni a riguardo. Si è giunti, così, al bando dei 3 principali neonicotinoidi  (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam), che potranno essere usati solo all’interno delle serre e non più all’aperto. Come annunciato dalla Commissione Europea, il divieto al loro utilizzo è obbligatorio per tutti gli stati membri ed entrerà in vigore entro il dicembre 2018.

La pericolosità dei neonicotinodi non è preoccupazione della sola Unione Europea. Anche la statunitense EPA sta mettendo in discussione il loro utilizzo, mentre il Canada ha già posto limiti al loro uso.

Buone notizie, ma i problemi non sono tutti risolti

Queste sono sicuramente buone notizie. Non bisogna però pensare che questo risolva tutti i problemi. Il rischio che si corre è che queste sostanze vengano successivamente sostituite da altre che risultino altrettanto dannose. In questo caso, ci si ritroverebbe nella medesima situazione che ha portato al bando di questi insetticidi. Altra problematica è quella di pensare che questo sia l’unico pericolo incombente per le api. Anche malattie e impoverimento dell’habitat naturale incidono negativamente sulla salute e sulla sopravvivenza di questi insetti. Tralasciare e dimenticarsi di questi aspetti problematici è un errore da non commettere.

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Fonti

2018-05-30T14:10:14+00:00 maggio 29, 2018 |
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