Quella che per molti potrebbe essere una semplice seccatura, ovvero una primavera anomala, fredda, molto piovosa e ventosa, vista con gli occhi dell’apicoltore e delle sue api assume una connotazione ben diversa.

Quello che si legge sui giornali o nei gruppi dove gli apicoltori confrontano i loro problemi e le loro esperienze è allarmante. Questa “primavera” sta mettendo in ginocchio l’intero settore apistico.

Perché? Semplicissimo: le api non riescono a produrre miele e quel poco che raccolgono non è nemmeno sufficiente per il loro sostentamento. Gli apicoltori, dal nord al sud dell’Italia, lo dicono a gran voce: le api sono in pericolo e stanno morendo.

Se non fosse per il loro intervento, volto a nutrire con sciroppo zuccherino le loro api, la situazione potrebbe essere ben peggiore. Quello che spaventa di più, però, è proprio questo: nessuno si ricorda di aver dovuto nutrire le sue api a maggio inoltrato, quando si dovrebbe essere proprio nel pieno della produzione.

Un’allarmante “primavera”

api morte

Gli sbalzi termici, i lunghi giorni di pioggia, il forte vento hanno compromesso le fioriture da cui le api raccolgono nettare e polline. È incredibile osservare le piante di robinia in fiore, ma completamente prive di api. Quello che di solito dovrebbe essere un tripudio di ronzii ora non è altro che silenzio.

Queste le parole di un apicoltore, che lancia il suo appello in uno dei gruppi Facebook più importanti a livello apistico in Italia: “Le Api MUOIONO di FAME. Muoiono in piena primavera, muoiono mentre fioriscono i ciliegi, mentre fiorisce il tarassaco, e muoiono con l’acacia in fioritura. Le Api vivono solo grazie agli apicoltori che le nutrono con sciroppi zuccherini, non per fare miele o chissà che altro, ma per mantenerle in vita”.

Questa è la situazione: al posto di controllare quanto miele si sta producendo e quando andare in apiario per aggiungere e togliere melari, gli apicoltori controllano che le api abbiamo sufficienti scorte nel loro nido per tirare avanti, nella speranza di un clima più favorevole e di fioriture abbondanti.

L’importanza delle api (non solo per il miele)

Non è affatto un caso se anche Coldiretti è intervenuta in merito. L’associazione ha sottolineato quanto questo clima anomalo abbia influenze negative sulle api e sulla loro salute. Fioriture compromesse e incapacità delle api di raccogliere sufficiente nettare non si traduce solo in un calo drastico della produzione di miele.

Sappiamo che più del 70% del cibo che mangiamo tutti i giorni dipende dalle api. Mele, pere, mandorle, agrumi, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, zucchine e meloni sono solo alcuni dei frutti la cui produzione viene messa in ginocchio se le api non impollinano i rispettivi fiori. Il contributo delle api, però, non si ferma qui. I pascoli destinati agli animali d’allevamento, composti, ad esempio, da trifoglio ed erba medica, sono impollinati dalle api, così come molte importanti colture (carote, aglio, cipolla).

Un settore importante

favo api

Il calo drastico della produzione di miele, dunque, non è solo che la punta dell’iceberg, ma è comunque allarmante visto l’importanza del settore apistico in Italia. Coldiretti ci ricorda che solo l’anno scorso la produzione di miele ammontava a 22.000 tonnellate, con più di 50 varietà di miele, dalle più comuni e conosciute, come l’acacia o il millefiori, fino a quelle più di nicchia e preziose, come il corbezzolo o il timo. Sempre Coldiretti sottolinea che in tutte la penisola ci sono più di 1,2 milioni di alveari, curati da 45.000 apicoltori tra hobbisti e professionisti e che solo per l’attività di impollinazione delle coltivazioni il settore è stimato valere più di 2 miliardi di euro.

Un grido di allarme dai nostri apicoltori

Questo calo drastico della produzione di miele non è solo testimoniato dalle parole di Coldiretti. Anche alcuni dei nostri apicoltori che aderiscono al progetto “Adotta un alveare” ci hanno già comunicato che quest’anno la loro produzione di acacia è pari a zero e che per questo motivo sono molto preoccupati. Non solo non si riesce a produrre miele, ma bisogna sostenere le proprie api con gli appositi nutrimenti per evitare di vederle morire, colonia dopo colonia.

In questo panorama si inserisce anche la delicata questione delle ingenti quantità di miele importate dall’estero, soprattutto dall’Ungheria e dalla Cina. Soprattutto in quest’ultimo paese normative alimentari sono molto più blande e meno restrittive rispetto alle nostre, almeno per quanto riguarda il miele. Questo si traduce in un danno nei confronti del consumatore.

Le api sono in pericolo

In questo momento diventa ancora più importante sostenere gli apicoltori italiani e le loro api. I cambiamenti climatici, l’impoverimento degli habitat naturali, i pesticidi, i parassiti e le malattie sono solo alcune delle tante ragioni che stanno mettendo a repentaglio la sopravvivenza di questi insetti così fondamentali non solo per l’ambiente, gli ecosistemi e la biodiversità, ma anche per la nostra stessa vita.

La questione dei pesticidi

api morte pesticidi

Anche la questione legata ai pesticidi è piuttosto spinosa. Recentemente l’Unione Europea ha messo al bando tre tipologie di neonicotinoidi, pesticidi usati ad esempio per la concia di vari sementi, il cui impatto negativo sulle api è ormai noto a tutti. Il problema, tuttavia, non si risolve qui. Sono sempre più numerose le denunce di apicoltori che trovano i loro alveari ricolmi di api morte a causa dell’uso di insetticidi nell’ambito agricolo. Le sostanze nocive sono ancora molte e vengono normalmente utilizzate, in maniera spregiudicata e non conforme alle linee guida di somministrazione.

Gli effetti che hanno queste sostanze sulle api sono i più svariati. Compromettono la loro capacità di raccolta di nettare e polline, ma anche le loro capacità di apprendimento. Inoltre, aumentano il loro tasso di mortalità e le disfunzioni, anche in larve e regine. Una recente inchiesta avviata dalla Procura di Udine sta indagando sull’effetto che ha avuto l’uso di un pesticida molto tossico, ma ancora legale, su svariati alveari nel Friuli Venezia Giulia. Gli alveari, che di solito in piena stagione contano anche 60.000 individui, erano arrivati a contare pressappoco 10.000 unità. E questo è solo uno dei casi più noti.

Sarebbe auspicabile prevenire queste catastrofi, magari utilizzando tecnologie per il bio monitoraggio ambientale. Si può anche agire più a monte mettendo al bando i pesticidi che influiscono negativamente sulle api e facendo in modo che ci sia comunicazione tra agricoltori e apicoltori affinché collaborino per tutelare questi preziosissimi insetti.

Cosa possiamo fare noi?

Le api sono in pericolo, ma cosa possiamo farci?

Ognuno di noi può fare qualcosa, anche nel suo piccolo. Essere consapevoli che esiste un problema grave è il primo passo. Bisogna che questa questione venga poi messa in evidenza e portata sui tavoli di lavoro, da cui deve partire un’azione concreta per innescare un cambio di rotta. Nel nostro piccolo possiamo piantare i semi salva-api, creare giardini, balconi e aiuole pieni di fiori che possano supportare le api da inizio primavera fino a fine autunno. Evitiamo di usare pesticidi e diserbanti e non guardiamo alle “erbacce” come qualcosa da estirpare, ma come a cibo delle api. Possiamo acquistare il miele dall’apicoltore di fiducia, senza chiedergli l’impossibile, ma accettando quello che le sue api sono state in grado di dare loro.

api fiori lavanda

La questione dei cambiamenti climatici e dei loro effetti sul nostro pianeta sta interessando sempre più persone. Perché non inserire nel dibattito anche la questione delle api e degli insetti impollinatori, molti dei quali sono considerati in via d’estinzione? Perché non fare qualcosa di più concreto?

Questa la proposta lanciata sui social: “È vero che gli apicoltori non hanno rappresentanza politica e valore economico forte (quindi non contano niente), che nei mesi caldi – da febbraio a ottobre – non hanno tempo per altro se non per curare le api (negli ultimi tempi per far sopravvivere una specie), ma organizzare una manifestazione nazionale nel mese di settembre/ottobre con partenza dal basso senza rappresentanza di bandiera? Obiettivo: esporre a livello mediatico nazionale, in pochi punti chiari, le problematiche del settore”.

Perché no?

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