Il miele è un alimento tanto prezioso quanto poco conosciuto, in realtà. Molti di noi lo consumano, ma pochi conoscono le varie tappe del percorso che hanno portato sulla nostra tavola il bel vasetto ricolmo di questa dolce sostanza.

Sappiamo che viene prodotto dalle api all’interno delle loro casette, le arnie, ma spesso la nostra conoscenza si ferma qui. Magari conosciamo qualche sua proprietà benefica o come utilizzarlo al meglio in cucina, ma se ci viene chiesto come fanno le api a produrre il miele non sappiamo rispondere.

Per poter capire bene tutti i passaggi e seguire l’ape passo passo nelle sue laboriose attività per produrre il prezioso miele dobbiamo partire dall’inizio.

Le materie prime di partenza per produrre il miele

ape fiore miele

Il primo aspetto che dobbiamo considerare riguarda sicuramente le materie prime che vengono raccolte ed elaborate dalle api. Il nettare è sicuramente la più famosa fonte di nutrimento per le api, anche se non è l’unica. Ma andiamo con ordine.

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Il nettare

Il nettare non è altro che la secrezione zuccherina di alcune particolari ghiandole della pianta, chiamate “nettàri”, che si trovano principalmente alla base dei fiori. Questa sostanza dolciastra ha il compito di attirare gli impollinatori che, nel raccoglierla, si fanno veicoli del polline e della fecondazione delle piante medesime. Il nettare è composto principalmente da acqua e zuccheri (glucosio, saccarosio, fruttosio) in percentuale variabile e da altre sostanze, come composti azotati, vitamine e sali minerali.

Non tutte le piante, però, producono lo stesso tipo di nettare. Questo varia sia in termini di quantità che di qualità sulla base di differenti fattori. Ci sono, infatti, piante che vengono definite “nettarifere” e che quindi risultano particolarmente importanti per il sostentamento delle api. Altre, invece, producono poco nettare o non lo producono affatto. Questo comunque non significa che non possano essere utili: se, infatti, producono tanto polline, possono comunque essere meta di raccolta da parte delle api, ma non saranno interessanti al fine della produzione di miele. Ci sono poi anche altri fattori da considerare se parliamo di piante nettarifere.

Le condizioni climatiche svolgono un ruolo fondamentale: se fa troppo caldo o troppo freddo o se soffia un forte vento, la pianta cessa di produrre il nettare. Anche l’umidità è un fattore determinante. Proprio per quanto appena detto, spesso le piante secernono il nettare solo in determinati momenti della giornata, come al mattino e alla sera. La quantità di nettare prodotta varia da un minimo di 0,1mg a oltre 1g, con concentrazione di zuccheri estremamente variabile (dal 2% al 60%). Più alta è la concentrazione, più le api sono attratte da un fiori piuttosto che da un altro.

ape girasole miele

La melata

Altra importante, ma meno conosciuta, materia prima da cui le api poi ricavano il miele è la melata. La  melata non è altro che una sostanza zuccherina secreta da particolari insetti parassiti delle piante ed elaborata a partire dalla linfa delle piante stesse. Essa è molto ricca di zuccheri (saccarosio, glucosio, fruttosio), di sali minerali e di enzimi. Le api, attirate dalla sua dolcezza, la raccolgono direttamente dalle foglie e da altre parti delle piante, soprattutto abeti, larici, querce e tigli. Sfortunatamente, la produzione di melata non è sempre costante, ma dipende anch’essa da vari fattori, alcuni legati agli stessi insetti che la producono e altri alle condizioni climatiche.

Individuate le materie prime di partenza, bisogna poi capire chi si occupa della loro raccolta.

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Chi raccoglie nettare e melata?

ape fiore

Questo importante compito è affidato alle api bottinatrici, così chiamate per via del prezioso “bottino” che recuperano per il sostentamento di tutto l’alveare. Le api bottinatrici sono operaie, quindi tutte api femmine, che escono dall’alveare alla ricerca di nettare, melata, polline e acqua a partire dal ventesimo giorno di vita fino alla loro morte. Se però l’alveare sta riscontrando una necessità contingente, anche api più giovani possono diventare subito bottinatrici e occuparsi di questo importante compito. Le bottinatrici possono volare fino ad oltre 3km dall’alveare, se necessario. Una volta trovata una fonte di sostentamento, tornano indietro indicando alle sorelle quale strada percorrere.

Dalla raccolta all’immagazzinamento del miele

Le bottinatrici si servono della loro proboscide, composta da ligula e organi ad essa collegati, e dei muscoli faringei per risucchiare letteralmente il nettare (o melata) dal fiore. Questo viene raccolto nella borsa melaria e quando si riempie, contenendo circa 40mg, l’ape fa ritorno all’alveare. È stato calcolato che per trasportare un solo litro di nettare le api devono compiere circa 25.000 viaggi!

All’interno della borsa melaria inizia la prima fase di trasformazione in miele. Vengono infatti aggiunti diversi enzimi, quali la diastasi, l’invertasi e il glucosio ossidasi, che provengono direttamente dall’apparato digerente dell’ape. Giunta all’interno dell’alveare, la bottinatrice consegna il nettare raccolto ad altre api, che procedono con la lavorazione, aggiungendo altri enzimi e occupandosi dell’evaporazione dell’acqua in esso contenuta. Dopo varie elaborazioni, il futuro miele viene deposto nelle apposite cellette, dove è sottoposto a un altro processo di concentrazione. Le api, infatti, attraverso la ventilazione, fanno evaporare l’acqua contenuta al suo interno, fino a raggiungere un livello di umidità del 17-18% circa. Raggiunta questa soglia, le api provvedono a opercolare le celle, ovvero a rivestirle con uno strato di cera a protezione del miele contenuto.

Questo processo è fondamentale per consentire una migliore conservazione del miele all’interno dell’alveare. Esso viene infatti immagazzinato per fungere da scorta a cui attingere in momenti in cui le fioriture scarseggiano o durante la brutta stagione.

Difendi le api e gusta il loro miele

Miele e melario

miele

L’apicoltore, però, non va a prelevare le preziose scorte che le api accumulano nel nido. Per poter ottenere il miele senza danneggiare le sue api, infatti, aggiunge sopra alle arnie dei melari, debitamente separati dal nido tramite un escludi regina, che impedisce alla regina di salire a melario e deporre. In questo modo nel melario le api potranno solo depositare il miele che non trova spazio nell’arnia e l’apicoltore potrà prenderlo senza troppi problemi.

Quello che succede quando il miele è pronto per essere smielato lo raccontiamo però in un altro articolo!

Mieli monoflora e mieli millefiori

Un altro aspetto molto interessante che riguarda la produzione di questo incredibile alimento riguarda la suddivisione tra miele monoflora e mieli millefiori. Come si fa ad avere un miele monoflora quando le api hanno a disposizione diverse fonti di nutrimento con cui sostentarsi?

Il realtà è molto più semplice di quanto si possa pensare. Le api, se hanno nelle prossimità dell’alveare una fonte nettarifera consistente, si dedicheranno alla sua raccolta fino al termine della fioritura. Sta all’apicoltore scegliere il posto corretto per posizionare le famiglie al fine di produrre un determinato tipo di miele piuttosto che un altro e valutarne il potenziale produttivo. Anche la tempestività d’azione è importante. L’apicoltore deve infatti capire il momento migliore per aggiungere e togliere melari al fine di non “sporcare” un miele con altre fioriture.

Per produrre il miele millefiori queste accortezze non sono necessarie. Nel millefiori sono riconoscibili diverse tipologie di fioritura, nessuna delle quali abbastanza elevata da giustificare la sua classificazione in miele monoflora.

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Il viaggio del miele è lungo ed estremamente affascinante. Per produrre un solo kg di miele, è stato stimato che le api compiono quasi 60.000 voli di andata e ritorno dall’alveare ai fiori. Conoscerne la storia non fa altro che farci apprezzare ancora di più ogni singolo cucchiaino. Il miele è chiara espressione del territorio in cui viene prodotto e anche annualità diverse possono restituire un prodotto differente da quello dell’anno precedente. Stagioni avverse possono compromettere buona parte della produzione di alcune tipologie di miele, come è successo questa primavera.

Valorizzarne le peculiarità è un riconoscimento al duro lavoro delle api e degli apicoltori. Puoi sostenerli acquistando il loro miele e adottando i loro alveari monitorati con la tecnologia 3Bee. Avrai accesso per un anno intero ai dati dell’alveare e potrai così seguirne la crescita e l’attività produttiva. A fine stagione apistica riceverai direttamente a casa tua il miele prodotto dall’alveare e scelto da te.

 

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Fonti

  • Alberto Contessi, Le Api. Biologia, allevamento, prodotti, Edagricole, 2016