Le caste delle api: l’ape regina

Le caste delle api: l’ape regina

Abbiamo visto insieme alcuni degli aspetti della vita delle api, dal miele che producono alle malattie che le affliggono, ma non ci siamo mai fermati sui fondamentali, spesso dati per scontati. Uno di questi è sicuramente l’organizzazione dell’alveare e la sua divisione in caste.

L’ape è un insetto estremamente evoluto ed è definito eusociale. Essa, infatti, vive in una società ben strutturata, l’alveare, che, come tutti sappiamo, è organizzato in tre caste, ognuna delle quali presenta caratteristiche e compiti ben differenziati e precisi. Più precisamente troviamo l’ape regina, i fuchi e le api operaie. Queste diverse tipologie di ape non sono presentate per importanza, in quanto sono tutte indispensabili per il mantenimento dell’equilibrio dell’alveare e per il suo corretto sviluppo.

Sappiamo che la maggior parte delle api è di genere femminile (lo sono la regina e tutte le operaie), ma solo una di esse, in un intero alveare, è feconda e svolge l’importante compito di deporre le uova e far crescere la colonia. Stiamo ovviamente parlando dell’ape regina, la madre di tutte le api di un alveare. Essa viene comunemente considerata il capo indiscusso dell’alveare, ma questo titolo nobiliare non ha la stessa impotanza che ha nella società umana.

Caratteristiche e peculiarità dell’ape regina

Ape regina e api su favoLe peculiarità che la differenziano dalle altre api sono molte, a partire dalla celletta in cui viene deposto l’uovo. Infatti la regina cresce e si sviluppa all’interno di una cella reale, una cella a forma di ghianda allungata che viene spesso costruita dalle operaie o lungo i bordi dei favi o, in alcuni casi, al loro centro.

Anche l’alimentazione della regina è tutta particolare: essa è l’unica ape che viene nutrita per tutta la vita con pappa reale! Eh sì, avete letto bene: viene nutrita! L’ape regina non riesce ad alimentarsi autonomamente perché il suo appartato boccale non lo permette.

La differenza più vistosa, tuttavia, è legata alla sua morfologia e ne permette abbastanza facilmente il riconoscimento. L’ape regina è molto più grande rispetto alle operaie e presenta un addome molto sviluppato.

La sua particolare alimentazione non è responsabile solo del suo diverso aspetto, ma anche della sua longevità. Se un’operaia vive circa 4 settimane durante la stagione produttiva e non più di 6 mesi durante l’inverno, la regina, in alcuni casi, può sopravvivere anche per 5 anni, anche se in media non supera i 2-3 anni.

Inoltre, il pungiglione della regina non è uno strumento di offesa o difesa. Esso viene utilizzato solo ed esclusivamente dalla regina appena nata quando, ancora vergine, lo utilizza per eliminare le sue “concorrenti” che non sono ancora uscite dalle loro celle.

I suoi compiti

Il compito principale della regina è molto semplice quanto fondamentale: occuparsi della crescita della colonia e garantirne la coesione. In poche parole, l’ape regina, essendo l’unica femmina fertile, deve preoccuparsi solo della deposizione delle uova. In periodo di piena espansione della famiglia, può deporre fino a 2000 uova al giorno! L’aspetto più interessante è che la regina non ha alcun potere decisionale riguardo al tipo di api che nasceranno dalle uova da lei deposte. Le celle, infatti, vengono costruite dalle operaie e le loro diverse forme e dimensioni determinano la nascita di un’operaia, un fuco oppure di un’altra regina.

Nelle celle da operaia, essa deporrà uova fecondate, mentre in quelle da fuco si troveranno uova non fecondate. Ciò fa sì che le api femmine abbiamo i caratteri genetici sia della madre che del padre, mentre i fuchi solo quelli della madre.

Alcuni studi, però, hanno dimostrato che l’ape regina sarebbe comunque in grado di capire quando è necessario deporre più uova da fuco per equilibrare la popolazione dell’intero alveare.

Accoppiamento e fecondazione

Ape regina e covataQuesta piccola quanto importante informazione ci permette di parlare di un altro aspetto particolarmente importante nella vita di un’ape regina, ovvero l’accoppiamento. Quando una regina esce dalla sua cella, si dice che è “vergine“, ovvero non fecondata. In questa condizione, non potrà essere di nessun aiuto allo sviluppo della colonia. Per questo motivo, tra il 5° e il 15° giorno dopo la sua nascita, essa inizierà dei voli di perlustrazione all’esterno dell’alveare, che culmineranno con il cosiddetto “volo nuziale” verso il luogo di raduno. Questo non è altro che il posto dove si concentrano i fuchi per consentire l’accoppiamento con regine vergini.

Su questo rituale e sul luogo di raduno e fecondazione sono stati condotti moltissimi studi e alcuni aspetti rimangono ancora un mistero. Si sa per certo che durante un volo nuziale, la regina si accoppia con diversi fuchi. Più alto è il numero di fuchi che la fecondano, maggiore sarà la costanza nel tempo dell’ovodeposizione, consentendo inoltre un’alta variabilità genetica all’interno dello stesso alveare, molto importante per la sua sopravvivenza e buona salute. I fuchi, tuttavia, non escono indenni dell’accoppiamento. Una volta terminato l’atto, i loro organi genitali vengono letteralmente strappati e questo ne comporta la morte. Gli spermatozoi raccolti dalla regina vengono infatti conservati per tutta la durata della sua vita nella cosiddetta “spermateca“.

Sviluppo e comunicazione

Le differenze rispetto alle altre api si estendono anche al processo di sviluppo dell’ape regina. Dalla deposizione dell’uovo alla sua nascita, passano circa 16 giorni. Tra tutte le diverse caste, questo è il periodo più breve.

Qui sorge però spontanea una domanda: se c’è già una regina che depone, come mai le api decidono di costruire celle reali per allevare nuove regine? La risposta è molto semplice e ci illumina sulla razionalità dell’intero super-organismo che è l’alveare. La regina, infatti, durante la sua vita emette dei particolari feromoni che, si può dire, mettono ordine tra le api. Questi feromoni infatti impediscono lo sviluppo dell’apparato riproduttore delle operaie, che rimangono così sterili, ma servono anche per far capire che c’è una regina che depone e che la sopravvivenza dell’alveare è garantita.

Questi feromoni vengono diffusi nella colonia tramite un particolare processo chiamato “trofallassi“. Le api nutrici, dando da mangiare alla regina, si impregnano di questi feromoni. Comunicando con le altre api, ne permettono la trasmissione anche attraverso il contatto con zampe e antenne. In tal modo, tutto l’alveare sa che c’è una regina feconda che depone in modo ottimale. Si possono però presentare dei “piccoli” inconvenienti.

Nuove regine

telaio di covata con celle realiQuando la famiglia è in piena espansione e il numero delle api cresce esponenzialmente, questi feromoni rischiano di non arrivare a tutti i membri della comunità. Lo stesso problema si verifica quando la regina, ormai avanti con l’età, non riesce più a deporre in maniera efficiente e i feromoni si riducono drasticamente. La terza situazione in cui ci si può trovare, invece, è quella dell’assenza totale della regina. In questi casi le api operaie devono agire in fretta per allevare una nuova regina e garantire la sopravvivenza dell’alveare.

Queste diverse situazioni possono spiegare anche le differenze che si possono notare tra le varie celle reali. Ci sono celle create apposta dalle api per allevare nuove regine. Queste si troveranno lungo i bordi dei favi e saranno più sporgenti. Le celle reali d’emergenza, invece, vengono create a partire da celle di operaia, sono meno sporgenti e possono trovarsi anche al centro dei favi.

L’ape regina fucaiola

Cosa succede, però, se l’ape regina non viene fecondata o se gli spermatozoi contenuti nella spermateca vengono esauriti? In questi casi si è di fronte a una regina cosiddetta “fucaiola“. Sostanzialmente, essa è in grado di deporre solo uova non fecondate da cui nasceranno fuchi. Una regina fucaiola determinerebbe la morte dell’intero alveare, perché le operaie non avrebbero più uova fecondate da cui allevare una nuova regina. In questo caso l’intervento dell’apicoltore diventa decisivo. Generalmente, però, una regina che non svolge più in maniera efficiente il suo compito viene sostituita in fretta delle operaie e, salvo imprevisti durante il volo nuziale della nuova regina vergine, la sopravvivenza dell’alveare è garantita.

Il canto della regina

Un aspetto molto curioso di questi particolari insetti è legato ai suoni che emettono. Si dice che le api regine emettano un vero e proprio canto. Questo può essere prodotto da una vergine appena nata, per avvisare le altre ancora nelle cellette della sua presenza. Anche le altre vergini lo possono emettere come risposta. È anche un segno della prossima nascita di una regina. Il suono che emettono è un SOL diesis e sembra essere udibile chiaramente anche al di fuori dell’alveare. Lo studio di questo genere di richiami è molto importante perché può essere utilizzato per la previsione del fenomeno della sciamatura.

Determinazione dell’età

ape regina marcataCon l’avanzare dell’età, l’azione di ovodeposizione della regina si fa sempre meno efficiente. Determinare l’età dell’ape regina può essere molto importante per l’apicoltore al fine di avere sempre una colonia forte e in crescita. Per capire se la regina è giovane o vecchia ci sono vari metodi. Una regina giovane è generalmente più piccola, con peluria sul torace, ha le ali intatte e depone in maniera compatta. Il contrario avviene, di solito, in caso di presenza di una regina vecchia. Per rendere questa valutazione più accurata, però, l’apicoltore procede con la marcatura. Essa consiste nel segnare con un apposito pennarello al gesso colorato (o con appositi smalti) il torace della regina. Questo non solo permette di individuare più facilmente la regina in mezzo alle operaie, ma anche di valutarne facilmente l’età poiché ogni anno prevede la marcatura con un colore differente e standardizzato secondo una colorazione quinquennale.

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