«Ehi! Sì, dico proprio a te».

Paolina Paperina, un’amica che vive nello stagno vicino all’alveare, smette di nuotare, si gira verso di me e becco all’insù mi guarda con aria sarcastica. Io e lei facciamo sempre a gara su tutto, specialmente su chi tra noi sappia più cose, conosca più nomi di fiori, di animali, di paesi lontani…

«Tu lo sai cos’è la trofallassi?».

Scuote tutte le piume, facendomi schizzare un po’ d’acqua addosso, come se avesse di meglio a cui pensare, ma poi, orgogliosa com’è, mi risponde: «Sì, Angie, certo che lo so. Ma non te lo dico!».

Volo via ridacchiando. Piuttosto che ammettere di essere impreparata, si butterebbe sott’acqua e non riemergerebbe più. Vabbè, non divaghiamo. La trofallassi è il sistema di scambio di cibo che attuiamo noi api per vivere. Le sostanze nutritive introdotte nell’alveare passano da un’ape all’altra, di bocca in bocca, in modo che le risorse, poche o tante, vengano equamente suddivise.

La utilizzano tutti gli animali sociali: ogni elemento della colonia è in sintonia con gli altri, grazie alla circolazione tra tutti di particolari sostanze chimiche, i feromoni: se un’ape ha fame, è perché tutte sono affamate e gli stimoli a costruire nuovi favi, ad allevare una nuova regina o a sciamare sono sentiti da tutti i componenti della colonia, nella stessa maniera.

Insomma, siamo gli animali più solidali del creato!

Infatti, devo ancora levarmi un sassolino dalla zampa. Non ho mandato giù il fatto che Woody, intendo Allen, abbia preferito prestare la sua voce a una formica piuttosto che a un’ape. Sì, sto parlando di quel filmetto da due soldi, Z la Formica, in inglese Antz, che ha fatto credere a molti di voi umani che le uniche lavoratrici tra gli insetti fossero loro, quelle creature piccole, nere e francamente piuttosto insignificanti, specie se comparate a noi api. Tutti a pensare che fossero loro il simbolo di una società perfettamente organizzata. Tsè. Sciocchezze!

angie ape alveare miele

Sono le api le vere manager del mondo animale! Io e lei mie compagne possiamo fare invidia a qualsiasi azienda. Ci dividiamo i compiti in maniera scientifica e garantiamo la sopravvivenza di tutte noi, oltre che il vostro piacere, con il miele squisito che vi regaliamo. Il nostro è un perfetto gioco di squadra.

Facciamo conto che un barattolo di miele pesi 454 grammi. Una singola ape può trasportare circa 0,04 grammi di nettare. Il nettare, però, è composto dal 40% di zucchero, mentre il miele ha bisogno dell’80% di zucchero per essere definito tale, per cui un’ape trasporta circa 0,02 grammi di miele per ogni viaggio. Siete bravi in matematica? Quante api servono per riempire un barattolo di miele da 454 grammi? La risposta è 454 diviso 0,02 grammi, il che significa che per un singolo barattolo di miele servono 22.700 api.

Ovviamente, una singola colonia di api non produce un solo barattolo di miele. Se è molto attiva, una colonia è in grado, teoricamente, di creare più di 100kg di miele, più di un quintale! Il nostro apicoltore però non ne raccoglie così tanto, perché l’alveare non immagazzina tutto il miele, ma lo usa continuamente anche come “combustibile”, soprattutto per tenere il nido al caldo. Quindi, ci sono periodi in cui nell’arnia lui trova circa 10-20 chili di miele. Comunque, direi proprio che il rapporto costo-beneficio, se noi api godiamo di buona salute e se non continuate a farci ammalare coi pesticidi, è decisamente in attivo.

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Vi sfido a trovare un’industria di umani che lavorino così tanto! Fate conto che ogni mattina noi facciamo una specie di lista di compiti. Eccoli:

1) pulizia dell’arnia e dei telai, nutrizione della covata

2) assistenza alla regina

3) voli di orientamento

4) costruzione dei favi

5) ventilazione dell’arnia

6) trasformazione del nettare in miele e conservazione dello stesso

7) protezione dell’alveare.

Scommetto che vi gira la testa, eh! Ognuna di noi, in un certo senso, procura il cibo per tutta la famiglia. Sono le api bottinatrici a uscire dall’alveare per cercare nettare, melata, polline, ma anche acqua per raffreddare l’interno dell’alveare, quando fa troppo caldo, e la resina, da cui produciamo il propoli, che serve come materiale di costruzione e di sanificazione.

angie ape miele alveare

 

Le api bottinatrici portano il nettare nell’alveare e lo trasferiscono alle api magazziniere, le quali lo espongono all’aria movimentata dalle api ventilatrici. Questo avviene allo scopo di ridurre il contenuto in umidità del nettare e ad aumentare la concentrazione di zucchero. Il tempo richiesto per la trasformazione del nettare in miele dipende dal suo contenuto di umidità. Un telaio completamente pieno, anche se ben ventilato, può impiegare fino a 36 giorni per maturare.

Le api spazzine curano la pulizia delle cellette e portano via anche le compagne defunte, pace all’anima loro. Poi, abbiamo un esercito da baby sitter: mia madre, l’ape regina, depone un uovo per ogni celletta. L’uovo viene accudito dalle api operaie e la larva che nasce 3 giorni dopo viene alimentata con una miscela di miele, polline e pappa reale, una secrezione ghiandolare che per le api equivale al latte di voi mammiferi.

Ovvio che dobbiamo anche difendere l’alveare e infatti abbiamo le api guardiane, pronte a sfoderare contro i predatori l’arma letale: il pungiglione. Il guaio, cari miei, è che noi siamo come kamikaze. Se usiamo il pungiglione, sappiamo che poi dobbiamo morire, ma solo se attacchiamo voi mammiferi! La vostra pelle, infatti, è talmente elastica che non riusciamo più a estrarre il pungiglione. Tutta un’altra storia per gli altri insetti che tentato di fare i bulli con noi!

Ad ogni modo, ci pensiamo mille volte prima di pungere e non lo facciamo mai se non sentiamo un vero allarme rosso! Quello che custodiamo nell’alveare è un tesoro prezioso, per noi e per il nostro apicoltore, che grazie a noi dà da mangiare ai suoi bambini. Una volta l’ho visto mettere il miele in tanti vasetti di vetro, poi sono arrivati altri umani che gli mettevano in mano dei pezzettini di metallo o carta colorata e lui dava loro un vasetto in cambio.

Dentro c’era roba di prima qualità eh! Mica come certi vasetti scarsi di cui ho sentito parlare: ci credo, certi apicoltori allungano il miele con un’altra sostanza zuccherina! Che non si dica che Angie non è buona e cara eh! Ora, vi svelerò un piccolo segreto.

Se vi trovate davanti a un barattolo di miele “solido” (e se volete fare gli eruditi e darvi un certo tono potete usare il termine tecnico degli apicoltori, ovvero “cristallizzato”), vuol dire che quel miele è davvero artigianale e non sottoposto a lavorazioni industriali. Chissà perché, a voi umani piace tantissimo il miele liquido, ma molto spesso per averlo così viene riscaldato ad alte temperature e tutte le sue proprietà benefiche vengono perse. E poi, volete mettere la comodità di non vedervi tutto il miele colarvi rovinosamente dal cucchiaino?

Uomo avvisato, mezzo salvato!

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Autore: Giovanna Fumarola