Oggi mi sono svegliata in modalità Gerry Scotti e Flavio Insinna. Oppure, più vintage, dico Mike Bongiorno.

Insomma, voglio farvi un quiz, come in televisione: se anziché essere un’ape fossi una stagione, secondo voi quale sarei?Dai, è facile, faccio l’esploratrice, sono un tipo outdoor! Mica sarete così ingenui da rispondere inverno, vero? Io adoro la primavera.

Avete una vaga idea di cosa rappresenti il freddo per noi api oppure pensate che anche per Angie il problema sia solo: “Oddio, nevica, neppure oggi posso sfoggiare quella mini in pelle rosa così carina, mi tocca il pantalone con sotto le calze termiche!”. Non scherziamo: di vestito le api ne hanno uno solo, la pelliccetta marrone, ma non basta per proteggersi dalle intemperie. Io non sono nata d’estate, sennò non sarei qui a raccontarmi, e proprio per questo, sapete, sono così forte e combattiva.

Le api invernali sono diverse da quelle che vengono alla luce negli altri momenti dell’anno. In autunno e inverno, nascono api che la natura programma per essere più longeve delle altre e aiutare l’alveare a sopravvivere anche con temperature rigide. Pensate che mentre in primavera e in estate la vita media dell’ape non supera le tre settimane, le api che nascono in autunno possono vivere persino tre mesi!

ape angie cambiamenti climatici

Su, ora non tirate fuori i fazzoletti per mettervi a piangere. Gli animali hanno una concezione del tempo molto diversa da voi umani. State tranquilli, vi romperò le scatole ancora per un po’, e per un’ottima causa: salvare il pianeta. Sempre a proposito d’inverno, avviso ai naviganti maschi: se già normalmente noi api non siamo molto favorevoli alla parità di genere, in inverno dei fuchi non ne vogliamo proprio sapere. Li cacciamo dalla famiglia, perché pensiamo solo a stare al caldo e ad avere cibo a sufficienza per arrivare alla nuova stagione di fioritura.

 

Visto che in inverno non nascono api regine e non c’è quindi bisogno di accoppiarsi, i fuchi consumerebbero solo scorte senza neppure fare il loro dovere. Chi non lavora, non fa l’amore noi lo ribaltiamo così: chi non fa l’amore, non si guadagna la pagnotta. Fuori, rauss! Noi femmine stiamo in casa, strette strette al calduccio tra sorelle, con nostra madre, l’ape regina.

Sempre per la serie “siamo gli animali più intelligenti del creato e ci dispiace per gli altri”, pensate che cosa ci siamo inventate: facciamo il glomere, una specie di palla composta da tutte le api della famiglia. Ci raduniamo in una piccola parte dell’arnia, quella centrale, dove riusciamo a mantenere meglio la temperatura necessaria alla nostra sopravvivenza, ovvero dai 10 ai 20 gradi. La regina in questo periodo depone pochissime uova, e per alcuni giorni, quando il freddo è insopportabile, non depone affatto. Che vita bastarda!

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E non finisce qui: lo sapete bene, vero, che non ci sono più le stagioni di una volta? Non ci capiamo più niente e commettiamo un sacco di errori, ma provate voi a passare dalla Siberia alle Maldive in pochi secondi, dall’aria condizionata di un supermercato di New York in agosto, al caldo della Death Valley! Sfido chiunque a non perdere la trebisonda. Quando arriva una primavera anticipata, le api iniziano a raccogliere e consumare risorse e ad accrescere la dimensione delle famiglie. D’altronde troviamo da mangiare, la fioritura inizia prima.

Ehm, noi api non usiamo metodi contraccettivi e accrescerci, ovviamente, vuole dire creare nuove generazioni e magari sciamare, ovvero riprodurci come nucleo familiare altrove. Aumentano le bocche da sfamare e gli apicoltori devono contenere le sciamature per non perdere le proprie famiglie. Poi, arriva l’inverno e le risorse accumulate non bastano. La pioggia danneggia i fiori, il nettare si diluisce, il polline va perduto. Un casino pazzesco!

C’è anche il vento, e mi ricordo come fosse ieri un giorno in cui ho visto mia sorella Irene faticare a volare come fosse un elicottero cui è finito il carburante. Il cibo è talmente scarso che l’apicoltore deve nutrirci artificialmente, con il candito, un composto di acqua e zucchero. Detto tra noi, è molto più buono il nettare!

ape angie cambiamenti climatici varroa

Anche un inverno dove tutto d’un tratto arrivano giornate calde può essere terribile. Mia madre, poverina, non sa più quando e se deporre. E’ un momento dell’anno molto critico, come vi ho detto, di solito stiamo tutte vicinissime per scaldarci, quindi il pericolo di scambiarci malattie raddoppia. Del resto, anche voi umani vi ammalate d’influenza proprio d’inverno. Perciò, già in autunno l’apicoltore deve iniziare a trattare le sue api contro la varroa.

Come non bastasse un nemico tanto cattivo, ecco che devo armarmi anche contro il nosema, un fungo unicellulare, non visibile a occhio nudo, che colpisce l’ intestino di noi api. E’ un po’ imbarazzante da raccontare, ma chissene frega: il maledetto fungo ci provoca degli attacchi di dissenteria pazzeschi, che contaminano gli altri esemplari della colonia, se per via delle temperature rigide non riusciamo poi a espellere questi escrementi fuori dall’arnia.

Oh, inutile che facciate i signorini schizzinosi: la vita è una sporca faccenda.

 

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Autore: Giovanna Fumarola