Avviso agli internauti: nella mia celletta ho il poster di un nuovo mito. Angelina Jolie, spostati. D’ora in avanti, venero quel gran figo di Morgan Freeman. Sapete cos’ha detto? No, non sto parlando del solito discorsetto di circostanza dopo aver vinto l’Oscar nel 2005. Lui, poco tempo fa, ha parlato proprio di noi, della nostra famiglia!

«C’è bisogno di uno sforzo comune per riportare le api sulla Terra», ha detto. Dovete sapere che Morgan possiede un ranch in Mississippi, roba da ricchi, ma lì non c’è solo la classica mega piscina dei divi di Hollywood e tutte le meraviglie che di solito loro amano tanto. Nel suo parco, lui ha creato anche uno spazio tutto per noi e ci viene a dare da mangiare acqua e zucchero, di persona personalmente, senza neppure prelevare miele, ma solo per il gusto di averci come vicine di casa.

Ha proprio ragione a preoccuparsi per le api. Lo volete capire sì o no che rischiamo l’estinzione??? Se non ci credete, vi do queste notizie: in appena trent’anni, dal 1980 al 2010, la popolazione mondiale di api e vespe si è ridotta del 36 per cento.  In Europa, dove vive il 10 per cento di tutte le specie di api del mondo, circa un terzo della popolazione di api è in crisi. Infatti, anche il mio alveare se l’è vista decisamente brutta. Anzi, diciamo che ha dovuto… cambiare sede.

angie api pesticidi

Ormai avrete imparato a conoscermi, spero: sono un’ape esploratrice, ma per me questa definizione è un eufemismo. Io mi sento soprattutto una guerriera, inteso non come pistole, fucili, bombe e quella brutta roba lì, ma soprattutto perché non mi rassegno mai alle ingiustizie. Così, un po’ di tempo fa, ho beccato sul fatto un agricoltore che spargeva in giro pesticidi strani. Per noi significano morte!

Nel 2018, l’Unione europea ha vietato tre pesticidi neonicotinoidi (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam), ritenuti pericolosi per gli insetti impollinatori. Sono molto diffusi in agricoltura e oggi sono consentiti solo nelle serre. Ma questa misura restrittiva non basta! Esiste infatti un ente chiamato Efsa, che poi sarebbe l’autorità europea per la sicurezza alimentare. Ecco, sappiate che i signori dell’Efsa hanno già detto che bisognerebbe fare dei test di tossicità ancora più severi sui pesticidi, prima di lasciarli usare così, alla cavolo!

Purtroppo per noi api, a Bruxelles di questo parere se ne sono fregati altamente. Greenpeace chiede addirittura il divieto anche per altri quattro insetticidi, il cui uso purtroppo oggi è permesso in Europa: acetamiprid, thiacloprid, sulfoxaflor e flupyradifurone. L’utilizzo di questi quattro pesticidi è in continua crescita, proprio in sostituzione dei tre neonicotinoidi vietati. Così, come vi stavo raccontando, anche il mio alveare un giorno è andato in allarme rosso.

Svolazzavo tranquilla tra i fiori di malva, quando ho visto questo farabutto che con una mascherina spruzzava qualcosa nel suo campo. Uno zoologo tedesco che si chiama Randolf Menzel ha detto che le api sono intelligentissime, perché: «Apprendono, riconoscono l’ambiente che hanno intorno, i colori, sentono gli odori. E hanno un’incredibile memoria: possono ricordare l’anno prossimo quello che hanno imparato un anno prima». Il mio cervello è roba di prima qualità, insomma.

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Ho capito subito che si trattava di qualcosa da segnalare con la massima urgenza a mia madre, l’ape regina. Sono corsa verso l’alveare a cercarla. Ho incontrato per prima Birichina, la capa spazzina. «Circolare, circolare! Angie, non ho tempo per te! Non vedi che ho da fare? Sei la solita perditempo», mi ha apostrofata. «Ma è un’emergenza!». «Quale emergenza? Ti sembra ci sia un’emergenza maggiore della sporcizia? Questo alveare non è un albergo! Devo pulire le cellette, prepararle per le nuove uova e per le scorte di polline e nettare. Qui è pieno di scarti di cera. Guarda, non è proprio giornata, vattene. Ho anche trovato dei cadaveri di nostre compagne morte, da portare via. Oggi mi viene da piangere».

Ho proseguito oltre, Birichina si rifiutava di capire.

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Eccomi davanti a Beatrice, l’ape nutrice: «Prestooo! Devo trovare la mamma!». «Guardami? Ti sembra abbia tempo per te?», mi ha risposto lei. Era intenta a nutrire le larve con il suo apparato boccale: somministrava ad alcune la pappa reale, ad altre un po’ più grandicelle un miscuglio di polline e miele. «Ma ti chiedo solo… un nano secondo». «Non posso. Dopo, devo andare ad abbuffarmi anch’io di miele, sennò come credi che riuscirei ad avere l’energia per nutrire loro? Dovresti saperlo!».

Insomma, per farvela breve, la mamma ho dovuto trovarla da sola. Non stava affatto bene, però. Probabilmente, era già entrata in contatto con il pesticida, che aveva compromesso alcune sue funzioni. Io non volevo che, accorgendosi che era malata, a qualcuna venisse la terribile idea di ucciderla per raggomitolamento, ovvero soffocandola. Non lo fanno per crudeltà, la sostituzione dell’ape regina è essenziale per la sopravvivenza dell’alveare. Se la regina è malata, e ha una scarsa produzione del feromone reale, o peggio, se muore, bisogna trovarne un’altra per forza.

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Allora l’ho svegliata dallo strano torpore che l’aveva colpita e l’ho convinta ad abbandonare l’alveare madre per andare a fondare una nuova colonia. Meglio questo che morire, no? Certo, ho dovuto convincere a seguirci anche un bel gruppo di api operaie.

Vi assicuro che ho saputo tirar fuori il meglio della mia arte oratoria: «Compagne, io ho un sogno, I have a dream! Trovare un posto migliore. Temete forse le novità? Volete vivere sempre nello stesso posto, nella monotonia, senza stimoli, senza aver mai visto al di là del vostro naso?».

Oddio, naso si fa per dire. Noi, al posto del naso, abbiamo le antenne, che però sono sofisticatissime, infatti percepiamo gli odori spazialmente. Questa nostra dote si chiama “senso topochimico”.  Purtroppo viene seriamente compromessa proprio dai pesticidi maledetti!

Ho detto anche molte altre cose e le ho convinte. Hanno seguito me e mia madre. Abbiamo fatto la sciamatura e abbiamo creato un nuovo alveare. Tutte le mie parole sono passate alla storia di noi api come il discorso dell’I have a dream. Come dite? Lo aveva già fatto anche un umano famoso? Uhm, strano, non ne ho mai sentito parlare…

 

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Autore: Giovanna Fumarola